Intervento di ernia inguinale errato provoca ischemia al testicolo

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Un intervento di ernia inguinale sinistra erroneamente eseguito provoca un’ischemia al testicolo (Tribunale Roma, Sentenza n. 13358/2023 pubblicata il 21/09/2023).

I fatti

Il paziente, in data 15/07/2013, era stato ricoverato per sottoporsi a un intervento chirurgico di ernioplastica per ernia inguinale obliqua esterna e diretta. Nel pomeriggio dello stesso giorno era stato dimesso ma, a causa di una persistente iperpiressia post operatoria, il proprio medico curante aveva constatato la presenza di edema e tumefazione della regione sottoposta ad intervento chirurgico, associati a intenso dolore. Quindi, in data 23/07/2013, si era sottoposto a visita di controllo chirurgico durante la quale veniva consigliata cura farmacologica con Rocefin (1 g) ogni 8 ore, fino al 27/07/2013. A causa della persistenza di complicanze, però, il paziente si era recato presso il Pronto Soccorso dove era stata diagnosticata la deiscenza della ferita chirurgica in pregresso intervento per ernia inguinale sinistra. L’ecografia dei testicoli aveva evidenziato una ipoecogenicità del didimo di sinistra con associata marcata disomogeneità eco strutturale dell’epididimo omolaterale, come per condizione flogistica. Inoltre la valutazione mediante color-doppler, in comparativa, aveva evidenziato una netta riduzione della vascolarizzazione del didimo di sinistra e regolare vascolarizzazione del didimo di destra riferibili, in prima ipotesi diagnostica, a un quadro di torsione testicolare di sinistra. Quindi, in data 28/07/2013, era stato sottoposto d’urgenza a intervento chirurgico presso il Policlinico Casilino di Roma.

La vicenda giudiziaria

Secondo la tesi del paziente la responsabilità dei danni patiti sarebbe da ricondurre alla condotta dei sanitari che avevano posto in essere il primo intervento chirurgico; che l’ischemia acuta del testicolo era imputabile a una interruzione dei vasi arteriosi indispensabili alla vascolarizzazione del didimo e con ogni probabilità anche dei vasi venosi, per una plastica che aveva compromesso la vascolarizzazione per eccessiva compressione del funicolo e il restringimento alla sua emergenza dell’orifizio inguinale interno con punti eccessivi attorno ad esso, rendendo quindi incompatibile il trofismo del didimo per stasi sia venosa che arteriosa; che per tale ragione il didimo appariva di volume aumentato e completamente necrotico; che l’infarcimento emorragico era stato responsabile anche della sovra infezione che si era creata su tessuti mortificati; che l’esame istologico aveva evidenziato un parenchima testicolare, sede di estesa necrosi ischemica ed emorragica.

La domanda è fondata.

La CTU ha evidenziato “il sig. X di anni 49 all’epoca dei fatti, abbia patito, a causa della censurabile attività interventistica-assistenziale dei sanitari un danno vascolare a carico del didimo di sinistra, con conseguente successiva sofferenza e necrosi tessutale del testicolo che pertanto si è reso necessario ablare;
b) che tale condizione ischemica risulta causalmente riconducibile a immotivata rilevante carenza assistenziale peri-postoperatoria, oltre che operatoria, consistente prevalentemente nel non aver verificato la condizione del didimo e la sua validità irrorativa pur ben sapendo che una tale complicanza potesse verificarsi, e che quindi andava conseguentemente attenzionata. Tale situazione ha prodotto, come si è già avuto modo di dire, una irrecuperabile Ischemia Testicolare sinistra post Ernioplastica e necessario intervento di Asportazione del didimo.

Ed ancora “una operazione di ernia non gravata di rischi aggiuntivi può essere eseguita in regime di day surgery. La chirurgia diurna richiede però, più di quella effettuata con ricovero prolungato, a predisposizione di un’adeguata assistenza post-chirurgica. Il trattamento chirurgico di ernia ha successo nella maggior parte dei casi. Nel corso dell’intervento chirurgico per ernia inguinale si possono però realizzare problematiche complicative che, però, dato che se ne conosce la loro possibile insorgenza, vanno, ovviamente, attentamente prevenute per quanto possibile (e descritte le specifiche manovre effettuate a tale scopo), e, attentamente ricercati gli eventuali segni significativi della loro comparsa nel peri-postoperatorio, al fine di porre rimedio a quanto comunque occorso: nel caso di specie anche un esame obiettivo del testicolo poteva essere esplicativo di una sofferenza. Ciò non risulta descritto in atti, né sono stati offerti ai CTU dati di riferimento in tal senso da Parte convenuta. Nelle revisioni sistematiche, il rischio complessivo di insorgenza di complicanze o lesioni dopo un intervento chirurgico per ernia inguinale a cielo aperta è stato compreso tra il 15 e il 28% … Nella maggior parte dei casi, la condizione acuta testicolare si attenua dopo l’intervento, ma può comunque proseguire con una sofferenza più offuscata del didimo. Può prodursi anche l’insorgenza di una orchite ischemica causata da un danno alle strutture arteriose e/o venose del cordone spermatico che esplica i suoi effetti similarmente ai deficit perfusivi vascolari, inducendo infiammazione e sofferenza testicolare … non emerge invece che i sanitari abbiano, come doveroso, eseguito alcuna visita sul testicolo omolaterale all’intervento, ovvero non viene descritto documentalmente l’obiettività del testicolo (dolente, infiammato, etc.); in tal senso non ne discendeva la prescrizione di esami di approfondimento e di verifica riguardo le condizioni del didimo, quale ad esempio un ecocolordoppler testicolare, od altroSolo in data 28/07/2013, veniva rilevata una tumefazione del testicolo sn, che risultava vivamente dolorabile, di consistenza alterata e risalito verso l’inguine. Eseguito esame ecocolordoppler veniva rilevata alterazione strutturale del testicolo e della sua vascolarizzazione, e posta una diagnosi di sospetta di torsione del testicolo, rilevatasi poi non reale all’intervento chirurgico. Il testicolo comunque veniva necessariamente ablato per la condizione irrorativa irreversibile… Pertanto, è “più probabile che non” che si sia verificata una ischemia veno-arteriosa testicolare a seguito dell’intervento della riparazione dell’ernia inguinale, secondaria a orchite ischemica con trombosi venosa piuttosto che una lesione diretta arteriosa. È indubbio che una corretta e semplice assistenza postoperatoria, con visita scroto-didimale si imponeva. Conclusivamente è censurabile il comportamento dei sanitari che dopo aver effettuato l’ernioplastica non hanno previsto un cadenzato follow-up di visita, anche testicolare, come peraltro si richiede nel caso di intervento in day Hospital, al fine di verificare la possibile insorgenza di complicanze”.

Ebbene, la prospettazione dei CTU è quella del verificarsi di una inescusabile imprudenza del sanitario che ha eseguito il controllo post-operatorio in data 23/07/2013, poiché costui avrebbe omesso di osservare il grado minimo di diligenza che tutti i professionisti, in quell’ambito, osservano e avrebbero osservato.

In conclusione, la Struttura viene condannata al pagamento dell’importo di euro 12.426,51 (11.206,51 + 1.220,00), oltre alle spese di lite e di CTU.

Avv. Emanuela Foligno

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