Respinto la pretesa risarcitoria dei parenti di un uomo investito mortalmente mentre percorreva a piedi una strada statale

“La presunzione di colpa del conducente di un veicolo investitore, prevista dall’art. 2054, comma 1, c.c., non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità fra evento dannoso e condotta umana, e, dunque, non preclude, anche nel caso in cui il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione, l’indagine sull’imprudenza e pericolosità della condotta del pedone investito, che va apprezzata ai fini del concorso di colpa, ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., ed integra un giudizio di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da adeguata motivazione”. E’ il principio ribadito dalla Cassazione nell’ordinanza n. 17985/2020. I Giudici Ermellini si sono pronunciati sul ricorso dei familiari di un uomo investito mortalmente mentre percorreva a piedi una strada statale. In sede di merito il Tribunale, esperita consulenza tecnica di ufficio sui luoghi del sinistro, aveva rigettato la domanda risarcitoria dei congiunti, con decisione confermata anche in appello.

I ricorrenti, tuttavia, eccepivano il mancato accertamento del nesso causale in relazione alla condotta del primo investitore che si sarebbe disinteressato di avvertire o segnalare agli altri automobilisti la presenza dell’investito sulla carreggiata.

Per la Cassazione, tuttavia, non risultava adeguatamente censurato il passaggio motivazionale del giudice d’appello in base al quale “…le censure sollevate non hanno saputo far emergere l’errore del primo giudice su un aspetto saliente della controversia, in relazione, in particolare, al primo urto tra il corpo del pedone e l’autovettura condotta dal sig. La. e cioè sulla prevedibilità della presenza del pedone sulla carreggiata e sull’evitabilità dell’investimento”.

Il motivo di ricorso, inoltre, ometteva di considerare il passaggio motivazionale della sentenza d’appello circa lo stato di evidente ebrezza in cui si trovava la vittima circa un’ora prima di essere investito, con la conseguenza che “il ragionamento del giudice dell’impugnazione di merito, circa l’evidente imprevedibilità della condotta dello stesso investito in guisa tale da escludere la concomitanza di altre e diverse cause dell’esito mortale dell’incidente, non risulta in alcun modo incrinato dall’unico motivo all’esame”.

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