Non è soggetta a IRPEF la somma ottenuta da un dipendente a titolo di risarcimento del danno da demansionamento o perdita di chance

L’Agenzia delle Entrate aveva impugnato il provvedimento con il quale la CTP di Roma aveva accolto il ricorso di un contribuente contro il rigetto dell’istanza di rimborso delle somme trattenute dal sostituito d’imposta a titolo di IRPEF sugli importi ad esso corrisposti dalla corte d’appello di Roma quale risarcimento del danno da demansionamento e perdita di chance.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, la fattispecie in esame rientrava nell’alveo dell’art. 6, comma 2 del TUIR in quanto, trattandosi della liquidazione di importi a titolo di lucro cessante, la somma da liquidare scontava dello stesso regime tributario dei redditi c.d. sostituiti.

L’argomento non ha convinto i giudici della CTR Lazio (Quarta Sezione, sentenza n. 165/2019), che hanno rigettato il ricorso perché manifestamente infondato.

Come premesso le somme liquidate al contribuente erano state ad esso riconosciute a titolo di demansionamento e di perdita di chance; ebbene, sul punto, la CTR ha condiviso l’orientamento già espresso dal Supremo Collegio, secondo cui tali tipologie di danno non rientrano nell’alveo della previsione, invocata dall’Agenzia delle Entrate, di cui all’art. 6, comma 2, del TUIR.

In particolare, con riferimento al danno da demansionamento, la Corte di Cassazione ha da sempre affermato che l’indennità percepita da un lavoratore dipendente a quel titolo di danno non è soggetta ad IRPEF poiché proprio in forza di quanto stabilito dall’art. 6, comma 2, del TUIR le somme che sono meramente reintegrative di un danno patrimoniale non hanno natura reddituale (Cass. Sez. Lav. n. 13578/2016; Sez. Quinta, n. 28887/2008).

Lo stesso vale con riferimento al danno pel perdita di chance.

Anche di recente la Corte di Cassazione ha avuto modo di affermare che, in tema di imposte sui redditi, non è tassabile il risarcimento ottenuto da un dipendente a titolo di perdita di chance, consistente nella privazione della possibilità di sviluppi e progressioni nell’attività lavorativa in quanto il titolo al risarcimento del danno, connesso alla perdita di chance, non ha natura reddituale, consistendo nel ristoro del danno emergente dalla perdita di una possibilità attuale; da ciò deriva che la chance è anch’essa una entità patrimoniale giuridicamente ed economicamente valutabile, la cui perdita, laddove accertata, produce un danno attuale e risarcibile (Cass. Sez. Quinta, n. 3632/2019).

La CTR Lazio ha dunque, condiviso tale orientamento e ha confermato la pronuncia di primo grado, dal momento che, le somme liquidate all’appellato dal giudice civile non avevano ad oggetto ipotesi di lucro cessante connesse alla mancata percezione di redditi connessi alla posizione dirigenziale, a suo tempo negata.

Avv. Sabrina Caporale

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