Pronunciare il termine medicina legale dovrebbe far venire i brividi! La sua importanza sociale è immensa: rappresenta la tutela del cittadino danneggiato e, in quanto tale, andrebbe rispettata da tutti i medici specialisti e dai giuristi e, ancor di più, dal legislatore.

E, invece, tantissimi colleghi ci danno degli sciacalli, alcuni magistrati ci indicano come valutare il maggior danno e altri travisano le nostre consulenze!

Ma è un film o è un sentimento sorretto da buone motivazioni?

Forse al medico legale manca la passione, manca la cultura giuridica, manca il savoir faire, manca la buona comunicazione?

Oppure manca il saper condividere gli ostacoli propri della professione e della teoria del diritto?

Le conclusioni mi sembra di poterle tirare, ma non mi va di farlo e oggi voglio solo “eccitare” i medici forensi e i giuristi a fare squadra, a creare insieme delle linee guida della “buona pratica medico legale”, perchè chi giudica ha un grande potere, ma anche una grande responsabilità, quello di operare con giustizia, competenza e terzietà.

Concetti che vedo affievolirsi giorno dopo giorno.

Invece, il sol pronunciare la “medicina Legale” dovrebbe scuotere le interiora e aumentare la frequenza cardiaca, dovrebbe unire giudicante e giudicato, dovrebbe far pensare all’equo risarcimento, dovrebbe ri-accordare ogni conflitto.

E invece non si riesce ad unire neanche ciò che si attrae.

Oggi grido ai medici forensi e ai giuristi di unirci e pensare alla verità “umana”, organizziamo un coffee break medico legale (medicina e diritto) con incontri telematici settimanali o comunque al bisogno per comporre le linee guida del “giusto contenzioso”.

Creiamo una casa comune di medicina forense che può essere anche l’Accademia della Medicina Legale (ma non necessariamente) e che accoglie giuristi e sanitari specialisti in ogni branca.

E’ questo il personale obiettivo, è questo il motivo della nascita delle tavole rotonde medico legali dove il confronto della migliore medicina legale e del diritto ha l’obiettivo di “generare” le linee guida della buona consulenza tecnica (di parte e di ufficio) che è il mezzo per conciliare e ridurre il contenzioso.

Eliminiamo le caste, i problemi personali e guardiamoci in faccia con il sorriso e solo così non si leggeranno più ctu “selvagge” o di “parte”, ma consulenze che conciliano le parti e che servono alla “giusta” giustizia.

Incontriamoci tutti o in molti al corso per ctu e ctp perchè sarà una soddisfazione dare l’avvio ad una nuova era medico legale.

Dr. Carmelo Galipò


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