La Commissione Emergenza-Urgenza del sindacato invita l’Istituto a rettificare le indicazioni sulle mascherine chirurgiche prevedendo nella stanza dei pazienti Covid solo l’utilizzo di maschere filtranti FFP2 per ogni turno di lavoro, e l’utilizzo di FFP3 per le procedure invasive.

“Ad oggi sono deceduti 66 medici e 9.518 è il totale degli operatori sanitari i contagiati. Decisamente troppi. Se come dichiarato nelle recenti conferenze stampa della Protezione Civile l’obiettivo per i sanitari dovrebbe essere ZERO POSITIVI, risulta veramente inaccettabile che lo stesso ISS, con un atteggiamento ambivalente, pubblicizzi ancora come valido nelle ultime linee guida del 28 marzo l’impiego di mascherine chirurgiche per l’assistenza a casi COVID-19 confermati”. Ad affermarlo è la Commissione Emergenza-Urgenza Anaao Assomed che evidenzia come, nel recepire ancora indicazioni provvisorie ormai già vecchie promulgate dall’OMS su larga scala, in febbraio l’Istituto Superiore di Sanità aveva promulgato disposizioni dalla razionalità “inspiegabile”, in quanto gravemente limitative della sicurezza degli operatori e conseguentemente dei pazienti, esposti a possibili contagi da parte del personale sanitario non adeguatamente protetto e tutelato”.

“Motivi di ordine pratico e/o economico, ovvero la difficoltà obiettiva di reperire gli idonei DPI, non possono giustificare, a nostro avviso, la pubblicazione di queste raccomandazioni (che magari saranno cambiate ed aggiornate domani … ma troppo tardi per qualche altro collega costretto a lavorare non in sicurezza.)”

L’Anaao Assomed  ha evidenziato in una recente nota tecnica come nel 2014 la stessa OMS avesse già sollevato una serie di problematiche sull’inadeguatezza delle mascherine chirurgiche per proteggere le vie respiratorie specie se da nuovi patogeni.

“È inoltre evidente – sottolinea la Commissione – che laddove non vi possano essere garanzie di adeguata separazione di aree “sporche/pulite” nell’assistenza ai pazienti COVID-19, con apposite aree filtro e sistemi di ventilazione a pressione negativa, disponibilità di sovracamici/tute Classe III, numero minimo di set di DPI, la mancanza di maschere filtranti aggrava ulteriormente il rischio di contagio”.

Peraltro la Circolare del Ministero della Salute del 22.02.2020 (“COVID-2019. Nuove indicazioni e chiarimenti”) aveva già raccomandato che “il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19 deve indossare DPI adeguati, consistenti in filtranti respiratori FFP2 (utilizzare sempre FFP3 per le procedure che generano aerosol), protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe, guanti”.

Infine, la Circolare del Ministero della Salute del 3.02.2020 precisava che ‘la responsabilità di tutelarli dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente’”.

La Commissione, quindi, chiede l’immediata rettifica delle linee guida dell’ISS prevedendo nella stanza dei pazienti Covid solo l’utilizzo di maschere filtranti FFP2 per ogni turno di lavoro e non di mascherine chirurgiche, e l’utilizzo di FFP3 per le procedure invasive.

In considerazione dell’imprevedibilità dell’evoluzione del quadro epidemiologico intra ed extraospedaliero, poi, è opportuno che tutto il personale sanitario che abbia un rapporto frontale diretto coi pazienti (degenze, ambulatori, radiodiagnostica, farmacie) venga dotato di maschere filtranti FFP2 per ogni turno di lavoro in quanto unica misura idonea a garantire uno standard minimo attendibile di protezione.

Di prioritaria importanza, infine, proteggere il personale sanitario nell’interesse di tutta la collettività. “Invitiamo quindi i tecnici dell’ISS, se ancora convinti delle loro decisioni, a recarsi – conclude la Commissione – a curare i malati per verificare sul campo la presunta bontà e razionalità delle loro decisioni”.

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