Il Sindacato ha invitato Aziende ospedaliere e Policlinici della Regione Lazio a prevedere una dotazione adeguata di Dispositivi di protezione individuale soprattutto per i lavoratori a contatto diretto con pazienti COVID19 positivi

Riteniamo assolutamente necessario e non più rinviabile che la Regione Lazio adotti provvedimenti, secondo le linee guida internazionali, che rendano possibile l’effettuazione dei tamponi sul personale sanitario che abbia delle condizioni di alto rischio di infettività, individuate sulla base delle recenti linee guida OMS, anche asintomatici.

Ad affermarlo è la sezione regionale dell’Anaao Assomed, in rifermento all’attuale situazione che vede impegnato il SSR nel gestire l’emergenza dovuta all’epidemia del SARS2-Covid19.

Il Sindacato ha inviato una formale diffida alle Aziende sanitarie e ai Policlinici della Regione a garantire la sicurezza e la salute dei propri dipendenti mediante l’adozione degli adeguati Dispositivi di protezione personale, ricordando peraltro che l’inosservanza di tale obbligo, come affermato più volte dalla giurisprudenza di legittimità, assume rilevanza penale.

È necessario, dunque, prevedere una dotazione, soprattutto per i lavoratori a contatto diretto con pazienti COVID19 positivi, che sia adeguata e non limitata agli standard emergenziali delineati dalle linee guida dell’ISS.

“Nelle fasi di presa in carico dei potenziali casi positivi, troppo spesso – sottolinea l’Anaao Lazio – il personale sanitario si trova ad operare con le sole mascherine chirurgiche. Riteniamo sia indispensabile dotare chi accede, per qualsiasi operazione, in ambienti con pazienti COVID19 positivi almeno di mascherine FFP2, occhiali protettivi, copricapo, camici monouso, copri scarpe e guanti”.

Questo per evitare che loro stessi, inconsapevolmente, possano essere veicolo di contagio verso i cittadini.

“Difendere tutti gli operatori sanitari e metterli nella condizione di operare in sicurezza significa, come l’esperienza Cinese e Sud Coreana ci hanno insegnato, limitare la diffusione di questa terribile malattia ed avere quindi tempi più rapidi per l’uscita da questa crisi. Riteniamo – conclude l’Associazione – che abbassare il livello di protezione degli operatori, spingendoli a lavorare pur in condizioni di rischio infettivo, sia stato un gravissimo errore. Che non deve essere ripetuto”.

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