Il professionista era accusato del decesso di una giovane di 28 anni, morta per una embolia polmonare non diagnosticata nel febbraio del 2019 dopo tre accessi in Pronto soccorso nel giro di pochi giorni

Un anno e dieci mesi di reclusione. E’ la pena patteggiata da un medico dell’ospedale di Pistoia rinviato a giudizio per omicidio colposo in relazione al decesso di una 28enne morta per una embolia polmonare non diagnosticata nel febbraio del 2019 dopo che per tre volte era stata rimandata a casa dal Pronto soccorso del nosocomio.

Il Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale del capoluogo di provincia toscano ha accolto la richiesta avanzata dal professionista, unico imputato nel procedimento dopo l’archiviazione delle posizioni degli altri camici bianchi inizialmente indagati.

In base a quanto ricostruito, la ragazza accusava un dolore al torace, alla base del polmone destro, che si era propagato alla spalla.

Al secondo accesso in ospedale nel giro di poche ore, il 14 febbraio, il medico di guardia aveva richiesto una angiotac con mezzo di contrasto per sospetta embolia polmonare.

L’ipotesi, tuttavia, era stata esclusa dal radiologo indagato che, dopo l’esame, aveva diagnostocato invece una pleuropolmonite. Un errore – secondo la consulenza disposta dal Pubblico ministero – costato “la sopravvivenza della paziente con elevato grado di probabilità scientifica”.

Dimessa con la prescrizione di una terapia a base di antibiotici e antinfiammatori, la 28enne era tornata nuovamente in ospedale il 18 febbraio e i medici le avevano prescritto altri farmaci e del cortisone. Il 24 febbraio la crisi respiratoria fatale.

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