I camici bianchi, finiti a giudizio per il decesso di un 32enne morto per una emorragia, non avrebbero disposto lo svolgimento dell’ecodoppler che – secondo l’accusa – avrebbe consentito di agire con maggiore tempestività per salvare la vita al paziente

Il Tribunale di Crotone, accogliendo la richiesta del Pubblico ministero, ha condannato due medici rispettivamente ad un anno e a quattro mesi di reclusione per omicidio colposo in relazione al decesso di un 32enne, morto per una emorragia interna. Per entrambi i professionisti, in servizio presso l’ospedale del capoluogo di provincia calabrese, la pena è sospesa.

Il fatto risale al marzo del 2015. Il giovane era stato portato in Pronto soccorso nel primo pomeriggio in gravi condizioni a causa di un incidente in quad. Secondo l’ipotesi accusatoria, al suo arrivo in ospedale,  non sarebbe stato eseguito l’ecodoppler che avrebbe consentito di diagnosticare la rottura di un’arteria e la conseguente emorragia risultata poi fatale.

I camici bianchi si sarebbero resi conto di quanto stava accadendo solamente in tarda serata quando il paziente, dopo aver svolto l’esame, era stato trasferito d’urgenza all’ospedale di Catanzaro e sottoposto anche a un intervento di amputazione della gamba, che, tuttavia, non era stato sufficiente a salvargli la vita.

Il Giudice ha dunque riconosciuto le responsabilità di due degli imputati, accogliendo la tesi secondo cui una diagnosi più tempestiva avrebbe potuto sottrarre il giovane alla morte. Assolto, invece un terzo medico per non aver commesso il fatto.

Nei confronti dei familiari della vittima, costituitisi nel processo, è stata disposto un risarcimento da quantificare in sede civile, con una provvisionale di 30 mila euro a favore del figlio.

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