A pochi mesi dall’intervento la piccola cominciò ad avvertire un malessere generale e venne portata in pronto soccorso dove i due medici che la visitarono decisero di non ricoverarla affidandola al pediatra curante; dopo pochi giorni il decesso
La sua storia aveva toccato i cuori di molte persone, tanto da scatenare una gara di solidarietà per garantirle tutte le cure necessarie. Irene, bimba di tre anni figlia una giovane coppia di Scampia, aveva subito, a maggio 2015, un trapianto di cuore nel reparto di chirurgia pediatrica dell’Ospedale Monaldi di Napoli. L’intervento era riuscito restituendole la prospettiva di un futuro normale.
Ma la speranza durò pochi mesi. A fine ottobre la bimba cominciò ad avvertire un malessere generalizzato, caratterizzato da febbre, tosse e tachicardia. I genitori la portarono immediatamente al Pronto Soccorso pediatrico dell’Azienda Ospedaliera dei Colli dove fu sottoposta a esame elettrocardiografico e esame elettrografico fast, per poi essere dimessa con affidamento al pediatra curante. Nei giorni successivi, tuttavia, le sue condizioni peggiorarono; dopo una crisi respiratoria la piccola fu portata all’Ospedale San Giuliano di Giugliano dove però arrivò in arresto cardiocircolatorio e morì.
Sul caso la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati due medici che ora rischiano il rinvio a giudizio con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Si tratta del cardiochirurgo e del cardiologo che visitarono la bimba al suo arrivo in Pronto soccorso. “Le diedero la tachipirina perché ritenevano fosse influenza”, hanno affermato i genitori al momento di sporgere denuncia, convinti che i medici non furono in grado di assistere la bambina e che se la piccola fosse stata ricoverata avrebbe potuto salvarsi, o quanto meno avere una speranza in più.
Tale convinzione ha trovato riscontro nella perizia disposta dal Pubblico Ministero. “I due medici – scrive il PM nel capo di imputazione contestato, basandosi sulle conclusioni dei consulenti – avrebbero omesso un’accurata diagnosi dello stato clinico della paziente affetta da una grave patologia cardiaca e pregresso trapianto, che presentava al momento della visita uno stato febbrile e una frequenza cardiaca elevata, e omettendo il ricovero e il continuo monitoraggio della piccola ne cagionavano il decesso che si verificava a causa di un arresto cardiaco determinato da un processo bronco pneumonico acuto in presenza di un rigetto di cuore trapiantato”.
La Procura pertanto, sulla base degli elementi disposti nella fase investigativa, ritiene necessario un approfondimento dibattimentale della vicenda. Sarà ora il gip a pronunciarsi sul proscioglimento o sul rinvio a giudizio dei due sanitari, che, nel frattempo, avranno la possibilità di far valere le proprie tesi difensive.
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