Poche ore dopo la nascita, un neonato viene rapito dal reparto di ostetricia di un ospedale da una donna travestita da infermiera. I genitori chiedono il risarcimento del danno alla struttura sanitaria, ritenendola responsabile per la mancata sorveglianza. Il Tribunale inizialmente riconosceva un risarcimento, ma la Corte d’Appello lo rigettava, evidenziando l’affidamento del bambino alla madre e la presenza di un familiare. La Cassazione conferma l’esclusione della responsabilità della struttura, stabilendo che non sussiste nesso causale tra la condotta dell’ospedale e il rapimento (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 9 dicembre 2025, n. 31998).
Il caso del neonato rapito in ospedale da una finta infermiera
Il Tribunale di Nocera Inferiore condanna la ASL Salerno a pagare ai genitori del neonato la somma di euro 78.712,00 alla madre e la somma di euro 20.000,00 al padre oltre interessi, a titolo di risarcimento del danno subito in seguito al rapimento del loro figlio, verificatosi nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore poche ore dopo la nascita, sul presupposto che tale evento dannoso (nonché le conseguenze pregiudizievoli non patrimoniali determinate dalla sindrome depressiva che aveva colpito la la madre accertate a mezzo CTU) fossero imputabili all’inadempimento, da parte della struttura sanitaria, dell’obbligazione di protezione e vigilanza derivante dal contratto di assistenza ospedaliera…





