Giustamente ridimensionato il coinvolgimento del nonno nella vita delle nipoti minorenni, in mancanza del presupposto della fruttuosa cooperazione nell’adempimento degli obblighi formativi ed educativi dei genitori

Il diritto di instaurare e mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, riconosciuto agli ascendenti dall’art. 317-bis c.c., costituisce una posizione soggettiva piena soltanto nei confronti dei terzi, rivestendo invece una portata recessiva nei confronti dei minori, titolari dello speculare quanto prevalente diritto di conservare rapporti significativi con i parenti. Tale diritto non ha carattere incondizionato, essendo il suo esercizio subordinato ad una valutazione del giudice avente di mira l’interesse esclusivo del minore, e potendo quindi essere escluso o assoggettato a restrizioni qualora non risulti funzionale ad una crescita serena ed equilibrata di quest’ultimo, in quanto la frequentazione con i nonni comporti per lui turbamento e disequilibrio affettivo.

Lo ha ribadito, conformandosi alla giurisprudenza di legittimità, la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9145/2020 pronunciandosi sul ricorso presentato da un nonno contro il decreto che imponeva un ridimensionamento degli orari di visita delle nipoti alla luce di un rapporto conflittuale con i genitori delle stesse.

In sede di merito i Giudici avevano richiamato la relazione del Servizio sociale, rilevando che dalla stessa emergevano una situazione irrecuperabile dei rapporti tra gli adulti ed una condizione di sopravvenuto disagio delle minori.

Peraltro la coppia genitoriale risultava provata e a rischio di destabilizzazione per effetto del calendario delle visite, che comprometteva la spontaneità del rapporto e limitava le decisioni quotidiane della genitorialità.

La Corte di appello aveva ritenuto pertanto incensurabile la decisione di modificare il regime di visita attraverso la riduzione della frequentazione, evidenziando la portata recessiva del diritto del nonno a mantenere rapporti significativi con le nipoti minorenni, rispetto al diritto di queste ultime di crescere in modo sano ed equilibrato, ed il carattere strumentale dei provvedimenti giudiziali rispetto alla realizzazione dello interesse del minore. Aveva poi affermato che nella fattispecie in esame la relazione con il nonno ed il suo nucleo familiare aveva comportato per le minori un conflitto di lealtà con i genitori, che costituivano le figure primarie di riferimento affettivo ed educativo, cui non era equiparabile il legame con il nonno, il cui coinvolgimento nella vita delle nipoti era stato giustamente ridimensionato, per mancanza del presupposto della fruttuosa cooperazione nell’adempimento degli obblighi formativi ed educativi dei genitori.

In tale contesto familiare, caratterizzato dal venir meno della spontaneità del legame naturale tra le generazioni, la riduzione della frequentazione ad un giorno al mese rappresentava l’unica soluzione idonea a consentire il mantenimento della relazione tra nonno e nipoti nell’interesse di queste ultime.

Il nonno aveva quindi proposto ricorso per cassazione deducendo, tra gli altri motivi, che la condizione di disagio delle minori non era stata determinata dall’andamento dei suoi rapporti con stesse, ma esclusivamente dal suo rapporto conflittuale con genitori, e sottolineando come l’assetto restrittivo del regime di visita previsto dal decreto impugnato fosse tale da escludere in radice la possibilità di mantenere e sviluppare rapporti significativi tra lui e le nipoti.

I Giudici Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto il motivo infondato. Per la Cassazione, il decreto impugnato, pur dando atto dell’atteggiamento di chiusura manifestato anche dai genitori, ha tuttavia ritenuto di dover conferire la prevalenza, nella situazione di conflitto in tal modo oggettivamente determinatasi, all’interesse delle minori a crescere in un clima di serenità, anche a costo di un parziale sacrificio del rapporto con l’ascendente, la cui rimodulazione in senso restrittivo è stata considerata come l’unica soluzione in grado di assicurare la salvaguardia di tale relazione.

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