Accertati gli esiti sfavorevoli dell’intervento di PRK, consistenti in un risultato refrattivo assai limitato per importante regressione dei valori di curvatura corneale nel tempo (Tribunale di Venezia, Sez. III, Sentenza n. 871/2021 del 07/05/2021- RG n. 1507/2017)

Con atto di citazione il paziente cita a giudizio il Medico Oculista e la Società titolare della Struttura sanitaria al fine di ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti in conseguenza di un non corretto intervento curativo di cheratectomia refrattiva (denominata PRK) effettuato il 7.09.2011 presso la Casa di Cura.

Deduce l’attore che soffriva fin da bambino di un visus ridotto per un’elevata ipermetropia congenita bilaterale, oltre ad un modesto astigmatismo, e che per tali patologie aveva sempre utilizzato dispositivi per la correzione ottica, sino a quando nel 2011 decideva di sottoporsi ad un intervento di cheratectomia refrattiva (PRK).

Il 7.09.2011 veniva operato e, dopo l’intervento curativo ad entrambi gli occhi, aveva immediatamente iniziato ad avere lancinanti dolori alla testa ed agli occhi. Persistendo tali dolori e lamentando perdita di visus in particolare all’occhio destro, l’attore effettuava plurimi accertamenti medici, recandosi da Specialisti prima a Verona, poi a Padova.

All’esito di tali visite di consulto veniva accertato l’esito fallimentare dell’intervento di PRK, con scostamento rilevante dal risultato previsto e con aggravamento della preesistente situazione, in forza dell’astigmatismo dovuto ad un anomala cicatrizzazione corneale aggravante la perdita di visus.

In particolare l’attore ritiene sussistente la responsabilità dei convenuti per aver posto in essere il trattamento PRK contemporaneamente su entrambi gli occhi, tanto da provocare non solo e non tanto il fallimento dell’intervento stesso bensì un documentato peggioramento sia della quantità, che della qualità visiva.

L’attore, pertanto, instaurava procedimento di ATP attraverso il quale venivano accertate plurime criticità.

In particolare, la CTU dell’Accertamento Tecnico evidenziava profili di imprudenza, in forza della considerazione che “trattare contemporaneamente, in un’unica seduta, un paziente affetto da ambliopia appare non consono ad usuali dettami di adeguata cautela”.

Censurava, inoltre, la proposta diagnostica, considerata temeraria, in ragione della motivazione meramente estetica che muoveva il paziente, nonché il negligente comportamento post – operatorio, posto che il paziente era stato dimesso immediatamente dopo l’intervento senza alcun controllo post – operatorio e senza che venisse somministrata terapia cortisonica necessaria per evitare o contenere le principali complicanze della PRK, ovvero un haze corneale nel processo di cicatrizzazione. Determinava quindi le conseguenze pregiudizievoli permanenti in capo all’attore nella misura del 35% come danno differenziale iatrogenico (24% quale danno iatrogenico a cui venivano aggiunti 15% per reazione psichica di carattere depressivo), con una sofferenza soggettiva indotta dal complesso menomante conseguito di grado medio e con conseguenze nell’attività lavorativa specifica intorno al 25%.”

Si costituisce in giudizio il Medico contestando l’ammissibilità della perizia espletata nella procedura di ATP, negando comunque la responsabilità ascrittagli dall’attore e contestando la quantificazione del danno risarcibile.

Si costituisce in giudizio anche la Casa di Cura eccependo l’infondatezza della domanda e chiedendo l’autorizzazione a chiamare in causa la propria Compagnia assicuratrice in manleva.

Il Tribunale, acquisito il fascicolo del procedimento di ATP, dispone la rinnovazione della CTU Medico-Legale.

Preliminarmente, il Tribunale evidenzia che la responsabilità invocata da parte attrice nei confronti del Medico convenuto e della struttura sanitaria va inquadrata nell’ambito di quella contrattuale, con i conseguenti oneri probatori.

In applicazione dei principi governanti la materia, era onere di parte attrice dimostrare l’esistenza del contratto con il professionista e allegare l’inadempimento (o comunque l’inesatto adempimento) delle prestazioni, restando invece a carico dei convenuti la prova che le prestazioni professionali erano state e seguite in modo diligente e che i problemi lamentati erano stati determinati da un evento imprevisto, imprevedibile ovvero inevitabile.

Ciò posto, l’attore ha adempiuto ai propri oneri probatori.

Dalla seconda CTU è emerso che “l’attore, affetto sin dalla tenera età da elevata ipermetropia congenita bilaterale con modesto astigmatismo, condizione che gli ha sempre comportato uno scarso visus all’occhio sinistro e la necessità di correzione ottica, volendo non utilizzare più gli occhiali e i mezzi di correzione per fini estetici, si rivolgeva all’Oculista convenuto concordando un intervento atto a correggere la riduzione della capacità visiva, pari all’epoca a nove decimi a destra e due decimi a sinistra con correzione. Il 7.09.2011 l’attore, in un’unica seduta, si sottoponeva in regime ambulatoriale ad un intervento bilaterale di chirurgia rifrattiva in OO con il procedimento laser ad eccimeri di superficie (denominata PRK) al fine di correggere il difetto rifrattiva ad entrambi gli occhi, costituente principalmente in ipermetropia con modesto astigmatismo in OO. L’intervento veniva effettuato nella mattinata del 7.09.2011 ed il paziente veniva subito dimesso, senza alcun controllo post operatorio e senza alcuna terapia corticosteroidea, ma con solo la prescrizione di somministrazione topica di antibiotico. Il giorno stesso dell’intervento l’attore iniziava ad accusare sintomi dolorosi con intensa cefalea, che perduravano nei mesi successivi. Inoltre, ai dolori si aggiungeva un peggioramento della vista, con particolare riferimento all’occhio destro. Si sottoponeva negli anni successivi a plurime visite specialistiche che comprovavano l’esito poco felice dell’intervento di PRK. Vi sono plurimi motivi di criticità nella condotta del sanitario, così riassumibili:

– mancanza di adeguata, esaustiva, tempestiva informazione del paziente;

– scelta temeraria di esecuzione di un intervento PRK per di più bilaterale in ipermetropia moderata/elevata in presenza di importante ambliopia in uno dei due occhi;

– mancata indicazione di tecniche di trattamento alternative;

– mancata indicazione di adeguata terapia postoperatoria;

– mancanza, assoluta, di assistenza postoperatoria.”

Ed ancora, “l’attore presentava un quadro clinico prima dell’intervento particolarmente complesso, caratterizzato da: – strabismo convergente, peraltro già operato in tenera età senza successo, – ambliopia significativa in occhio sinistro, -ipermetropia moderata / elevata in ambo gli occhi ed astigmatismo lieve, – in OD necessità di correzione del difetto con lente da occhiale +4.00 sf +1.25 cyl asse 170 con visus corretto per lontano di 9/10 (in cicloplegia il difetto totale era segnalato +5.00 sf +0.75 cyl asse 156), – in OS necessità di correzione del difetto con lente da occhiale +4.50 sf +0.75 cyl asse 70 con visus corretto per lontano di 2/10 (in cicloplegia il difetto totale era segnalato +5.50 sf +0.75 cyl asse 70), – intolleranza incompleta all’uso di lenti a contatto” …(..).. “gli esiti sfavorevoli del contestato intervento di PRK, consistenti in un ” risultato refrattivo assai limitato per importante regressione dei valori di curvatura corneale nel tempo “, in ” complicanze di ipercicatrizzazione (haze) corneale, specie nell’occhio preoperatoriamente migliore dal punto di vista funzionale, con conseguente induzione di irregolarità corneale anteriore, astigmatismo irregolare e vista corretta inferiore a quella pre – operatoria ed infine una verosimile riduzione della sensibilità al contrasto … specie in occhio destro “…(..)..” la qualità visiva in OD appare disturbata dagli esiti dell’intervento e il visus attuale corretto è verosimilmente pari ad almeno 6/10 a fronte di un visus preoperatorio corretto di 9/10; la qualità visiva in OS non appare grandemente disturbata dagli esiti dell’intervento e il visus attuale corretto verosimilmente sia pari a 1/10 a fronte di un visus preoperatorio corretto di 2/10″ .

Il CTU ha concluso affermando la responsabilità professionale dell’Oculista che ha realizzato l’intervento di cheratectomia refrattiva, il cui operato è apparso imprudente e negligente ed ha causato un peggioramento in capo all’attore del visus e dell’ haze corneale, con danno permanente nella misura del 24%, cui deve essere aggiunta la componente psichica, per un totale del 30%.

Il Tribunale condivide la valutazione del CTU e, applicando le Tabelle veneziane, liquida la somma di euro 110.657,70 per danno biologico permanente ed euro 44.263,08 per danno morale (percentuale del 40%).

Le spese mediche documentate sono state accertate nella misura di euro 718,00.

Stabilito l’an debeatur e liquidato il relativo risarcimento dei danni patiti, il Tribunale passa al vaglio le doglianze della Casa di Cura.

E’ pacifico che l’intervento di cui si discute è stato eseguito presso la Casa di Cura convenuta, dove il paziente ha sottoscritto il piano operatorio e il consenso informato su moduli intestati e firmati da incaricato della Struttura.

Ciò è del tutto sufficiente a dimostrare il rapporto contrattuale tra le parti; ad ogni modo, l’attore ha anche prodotto in giudizio le prove dei pagamenti effettuati alla Casa di Cura.

Pacifico, poi, che la Struttura sanitaria privata, accettando l’attività professionale da parte di Professionisti esterni, assume tutte le conseguenti responsabilità.

Le spese del giudizio, e quelle inerenti l’Accertamento Tecnico Preventivo, seguono la regola della soccombenza e viene dato atto del versamento da parte del Medico convenuto in favore dell’attore di euro 55.000,00 in occasione dell’udienza di precisazione delle conclusioni.

In conclusione, il Tribunale di Venezia, in accoglimento della domanda proposta con l’atto di citazione da parte attrice condanna i convenuti, in solido tra loro, a pagare la somma di euro 155.638,78, oltre a rivalutazione monetaria e interessi; condanna i convenuti, in solido tra loro, a rifondere all’attore le spese di lite liquidate in euro 3.948,90 per il procedimento di ATP ed euro 14.671,00 per il procedimento di merito comprensivo di spese per CTP; pone a carico dei convenuti in solido le spese delle CTU espletate in sede di ATP e in sede di merito.

Avv. Emanuela Foligno

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