Ostruzione della condotta fognaria e successivo allagamento vengono rivendicati in capo al Comune (Cassazione Civile, sez. III, 15/02/2022, ud. 15/12/2021, dep. 15/02/2022, n.4909).

Ostruzione della condotta fognaria viene portata dinanzi il Tribunale di L’Aquila dove il danneggiato chiama il Comune di Prata d’Ansidonia per chiederne, previo accertamento della responsabilità, la condanna, in solido e/o per quanto di rispettiva ragione, al risarcimento dei danni, indicati nella misura di Lire 10.000.000 ovvero in quella diversa provata in corso di causa.

Ostruzione della condotta fognaria sarebbe stata provocata, secondo la tesi del danneggiato, da un forte temporale nel corso del quale l’immobile veniva invaso da acque luride affioranti dai sanitari del bagno che si propagavano lungo la facciata e penetravano nella cantina adibita a dispensa.

La causa dei danni veniva imputata all’ostruzione della condotta fognaria verificatasi in occasione dei lavori di realizzazione della rete metanifera appaltati dal Comune ad apposita Impresa.

Con sentenza n. 190/2011, il Tribunale rigettava la domanda dell’attrice e, successivamente, la Corte d’Appello di L’Aquila, respingeva l’appello principale del danneggiato e quello incidentale del Comune di Prata d’Ansidonia.

In particolare, la Corte abruzzese rigettava la domanda ex art. 2051 c.c. nei confronti dell’Impresa ritenendo che l’esecuzione dei lavori di metanizzazione, non la rendesse custode dello stesso ed escludesse, quindi, l’applicabilità dell’art. 2051 c.c.

Il danneggiato ricorre in Cassazione sostenendo, per quanto qui di interesse, che la Corte d’appello abbia escluso la ricorrenza di un rapporto di custodia, omettendo di considerare una serie di univoche circostanze fattuali e precisamente: i) che l’evento dannoso si era verificato in occasione dell’esecuzione dei lavori alla rete metanifera che erano stati affidati in appalto all’Impresa; ii) che proprio il personale della Impresa aveva riscontrato l’ostruzione della condotta fognaria con pezzi di tavola nel punto in cui il tubo della fogna veniva attraversato da quello della rete idrica; iii) che gli operai della Impresa stavano effettuando delle operazioni che avevano interessato il pozzetto e soprattutto la griglia a monte dello stesso.

La censura si risolve nella contestazione della insussistenza del rapporto di custodia attraverso la riproposizione di argomentazioni già esaminate dalla sentenza impugnata e ritenute non conducenti, perché contrastanti con le risultanze istruttorie, da cui era emerso che l’impresa non stava effettuando lavori sulla fogna comunale e non aveva rimosso il tombino, e con l’oggetto del contratto di appalto.

Ergo, la censura si risolve nella richiesta di una diversa valutazione delle emergenze istruttorie inammissibili nel giudizio di legittimità.

Ad ogni modo, gli elementi istruttori lamentati come pretermessi, per quanto è dato comprendere nonostante la già rilevata carenza di specificità del motivo, parrebbero riguardare profili che rileverebbero ai fini della diversa fattispecie prevista dall’art. 2043 c.c., la cui utile conoscibilità in grado di appello è stata dalla Corte territoriale reputata esclusa con motivazione non adeguatamente attinta da valida censura in questa sede: ciò che costituirebbe ulteriore ragione di inammissibilità, per irrilevanza, della relativa doglianza.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta che la Corte ha ritenuto carente la dimostrazione dei danni patiti alla pavimentazione, alla scalinata, all’arredo ed alla tinteggiatura esterna e non surrogabile l’onere probatorio con l’invocazione della liquidazione equitativa.

La dedotta violazione è infondata in quanto l’allegazione dei danni patiti a causa della ostruzione della condotta fognaria è stata del tutto generica.

Anche l’ultima terza censura, inerente l’omesso esame delle prove orali e della documentazione ritualmente allegata e prodotta nel giudizio di primo grado, è inammissibile poiché finalizzata a una rivalutazione nel merito non consentita in sede di legittimità.

In conclusione la Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese in favore delle parti controricorrenti.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile e vuoi ottenere, in breve tempo, il risarcimento del danno subito? Scrivici per una consulenza gratuita di procedibilità a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Allagamento del sottopassaggio e responsabilità del Comune

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui