L’onere di dimostrare il fatto costitutivo del diritto alla pensione di reversibilità incombe su chi tale diritto fa valere in giudizio

Il diritto alla pensione di reversibilità per i figli ultradiciottenni presuppone l’esistenza, prima del decesso, di un contributo economico continuativo del genitore nel mantenimento del figlio inabile. Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 23033/2020 pronunciandosi sul ricorso di un uomo che si era visto respingere, in sede di merito, la domanda di accertamento del diritto al diritto in questione.

La  Corte territoriale aveva dato atto di come il Tribunale avesse respinto la domanda per difetto del requisito di inabilità al lavoro, senza esaminare l’ulteriore requisito richiesto ai fini della suddetta prestazione, la cd. vivenza a carico. Quindi, aveva ritenuto, secondo il criterio della ragione più liquida, di verificare la sussistenza di quest’ultimo requisito in quanto di maggiore evidenza e non necessitante di consulenza medico legale.

Il Collegio territoriale aveva comunque ritenuto di rigettare l’appello sul rilievo che l’impugnante non avesse allegato e dimostrato che, all’epoca del decesso, la madre provvedesse in maniera continuativa e almeno prevalente al mantenimento del figlio; aveva, in particolare, sottolineato come dagli atti risultasse che l’uomo era coniugato, legalmente separato (senza che fossero allegate e provate le condizioni della separazione), e padre di due figli, dei quali non erano indicati né l’età né i redditi; che non era stato allegato e provato se nell’anno del decesso della madre e in quelli precedenti vivesse insieme a qualcuno dei familiari e se la madre avesse altri figli; che il mantenimento del figlio da parte della madre non poteva desumersi solo dal confronto quantitativo tra i trattamenti pensionistici percepiti dalla prima (circa euro 1.700,00 mensili) e la pensione di inabilità di cui era titolare l’appellante.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte il ricorrente allegava di essere titolare di pensione di inabilità ex art. 12, I. n. 118 del 1971 e legalmente separato, sostenendo come da tali documenti potesse desumersi la sua condizione di non autosufficienza economica mentre, a suo avviso, il requisito del mantenimento abituale da parte della madre “emergeva inequivocabilmente da un esame comparativo dei redditi del dante causa e del superstite (1.700,00 euro al mese del dante causa contro i 275,87 euro al mese del superstite…)”.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto di non aderire alla doglianza proposta.

Secondo il condiviso orientamento della giurisprudenza di legittimità, infatti, il requisito cd. della “vivenza a carico”, se non si identifica indissolubilmente con lo stato di convivenza né con una situazione di totale soggezione finanziaria del soggetto inabile, va considerato con particolare rigore, essendo necessario dimostrare che il genitore provvedeva in via continuativa e in misura quanto meno prevalente al mantenimento del figlio inabile . Inoltre, l’onere della prova del fatto costitutivo del diritto alla pensione di reversibilità incombe su chi tale diritto fa valere in giudizio .

Nel caso in esame Corte di merito aveva escluso che l’appellante avesse assolto al proprio onere probatorio circa l’esistenza, all’epoca del decesso della madre, di un prevalente contributo economico continuativo di quest’ultima nel proprio mantenimento; in particolare i giudici di appello avevano evidenziato una serie di lacune nelle allegazioni e prove fornite dal ricorrente in primo grado, tali da impedire che dal mero raffronto tra i dati reddituali della madre e del figlio potesse desumersi la cd. vivenza a carico.

Tale confronto – hanno concluso dal Palazzaccio –  costituiva l’ultimo passaggio nella verifica degli elementi costitutivi del diritto azionato che presupponeva la dimostrazione, a monte, che in epoca anteriore al decesso il genitore contribuisse in misura prevalente al mantenimento del figlio inabile in relazione alle condizioni di vita di quest’ultimo e all’assenza di diversi e ulteriori strumenti di mantenimento attraverso l’apporto ad esempio del coniuge e/o dei figli. La totale mancanza di allegazioni e prove su questi preliminari indici, che sorreggeva la motivazione della sentenza d’appello, non era stata in alcun modo criticata e superata dai rilievi mossi col motivo di ricorso in esame.

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