Respinto il ricorso dei familiari di un uomo deceduto in seguito a un infortunio sul lavoro che chiedevano il riconoscimento del diritto alla rendita ai superstiti

Con l’ordinanza n. 18658/2020 la Cassazione ha respinto il ricorso della madre e del fratello di un uomo deceduto a seguito di infortunio sul lavoro, con il quale convivevano, contro il rigetto della domanda volta a conseguire la prestazione della rendita ai superstiti.

I ricorrenti, in particolare, eccepivano che la Corte di merito avesse ritenuto che, ai fini della sussistenza del requisito della vivenza a carico del de cuius, doveva tenersi conto dell’esistenza, all’interno dello stesso nucleo familiare di soggetti che (come, nella specie, il coniuge della mamma nonché genitore del fratello) possedevano redditi di importo superiore rispetto alle necessità della propria materiale sussistenza e che, avuto riguardo agli obblighi di solidarietà familiare di cui agli artt. 143 e 147 c.c., fossero idonei a garantire la sussistenza degli altri componenti del nucleo familiare medesimo. Contestavano, inoltre, l’assimilazione, ai fini del computo del reddito del nucleo familiare, della disponibilità dell’abitazione familiare a titolo gratuito alla proprietà di essa.

La Suprema Corte, tuttavia, ha ritenuto di respingere il ricorso in quanto infondato.

I Giudici Ermellini hanno ribadito il principio consolidato secondo cui il diritto alla rendita per infortunio sul lavoro in favore dei familiari superstiti presuppone la cosiddetta “vivenza a carico”, la quale “sussiste ove costoro si trovino senza sufficienti mezzi di sussistenza autonoma ed al loro mantenimento abbia concorso in modo efficiente il lavoratore defunto, dovendosi a tal fine considerare anche il reddito del coniuge dell’ascendente che domanda la prestazione previdenziale, giacché, anche ove non sia operante il regime di comunione legale, comunque sussiste l’obbligo di assistenza materiale tra coniugi posto dall’art. 143 c.c. e quello di assistenza per i figli di cui al successivo art. 147 c.c.

Dal Palazzaccio hanno specificato che risulta invece ormai superato l’orientamento invocato nel ricorso per cassazione, secondo cui, essendo il diritto alla rendita previsto con riferimento a ciascuno dei superstiti dell’infortunato, occorrerebbe valutare distintamente la posizione di ciascuno dei superstiti, indipendentemente dalla sussistenza di contributi o aiuti familiari, di talché il possesso di autonomi mezzi di sussistenza da parte di uno di loro non precluderebbe che il diritto alla rendita possa essere riconosciuto all’altro, ove privo di sufficienti ed autonomi mezzi di sussistenza.

Infatti, “il riferimento ai “mezzi di sussistenza”, richiamando i “mezzi necessari per vivere” di cui all’art. 38, comma 1°, Cost., piuttosto che i “mezzi adeguati alle esigenze di vita del lavoratore” di cui al successivo comma 2°, inscrive la prestazione per cui è causa nel modello di solidarietà collettiva garantita ai “cittadini”, rispetto al quale ben possono rilevare le condizioni reddituali dell’intero nucleo familiare di appartenenza, trattandosi di prestazioni la cui spettanza e misura prescindono dall’esistenza di un pregresso rapporto contributivo”.

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