Perdita del figlio durante il parto (Tribunale Latina, Sentenza n. 1429/2022 pubbl. il 01/07/2022).

Perdita del figlio durante il parto effettuato con taglio cesareo d’urgenza asseritamente eseguito in ritardo.

In particolare, nell’atto introduttivo gli attori espongono che la donna in stato gravido ed al nono mese, veniva ricoverata presso il Reparto di Ginecologia dell’ Ospedale di Fondi, ove era giunta il giorno prima a seguito di ingresso dal Pronto Soccorso, a causa di forti mal di testa ed i primi sintomi di una paresi facciale; programmato il cesareo per il giorno successivo, tuttavia a seguito di un evidenziato rallentamento del battito cardiaco del feto alle ore 20:51 venne disposto d urgenza un intervento cesareo e purtroppo avveniva la perdita del figlio durante il parto.

Secondo gli attori, la perdita durante il parto del figlio,  è stata dovuta alla responsabilità dei medici del reparto di ginecologia, atteso che vi sarebbe stato un colpevole ritardo nell’esecuzione del cesareo, in quanto dal momento in cui la donna avrebbe iniziato ad avvertire dolori addominali ( sintomatici dell’ avvenuto distacco di placenta) ovvero le ore 20:00, all’ orario della prima visita che ha allertato i sanitari e l esecuzione dell’intervento cesareo , sarebbero decorsi circa 40 minuti, lasso temporale, che ha comportato la perdita durante il parto del figlio per ipossia encefalica.

Il Tribunale esamina le risultanze della Consulenza medico -legale redatta nell’ambito del procedimento penale e ritiene che non può essere affermata la responsabilità della ASL per la perdita durante il parto del figlio.

Il Giudice ritiene condivisibili le conclusioni cui perviene il Consulente del PM nella parte in cui afferma l’insussistenza di profili di censurabilità delle condotte sanitarie del personale medico del Reparto di Ostetricia e Ginecologia che ha prestato assistenza alla donna.

Il Consulente ha affermato che “ durante la degenza della gestante, i sanitari provvedevano ad eseguire regolarmente il monitoraggio dei valori pressori e dei parametri vitali fetali tramite cardiotocografia; questi ultimi risultavano sempre regolari come frequenza basale, accelerazioni e variabilità cardiaca fetale. L’attività’ contrattile uterina era sempre assente…..Di conseguenza, si può affermare che fino a quel momento non erano presenti elementi patologici quali decelerazioni variabili complicate e/o tardive del battito fetale, riduzione della cosiddetta variabilità della frequenza cardiaca fetale e scomparsa delle accelerazioni del battito fetale. Infatti, la frequenza cardiaca fetale era quella normale di base per un feto a termine, vale a dire di 110 -150 battiti al minuto e non erano presenti condizioni di tachicardia (frequenza càrdiaca basale superiore a 150 battiti al minuto) o di bradicardia (frequenza cardiaca basale inferiore a 110 battiti al minuto). La variabilità appariva normale per tutta la durata dei tracciati, vale a dire con una larghezza di banda di 5 -25 battiti al minuto. Essendo la variabilità espressione della capacità di adattamento del feto e dell’integrità del sistema nervoso autonomo fetale, il riscontro di una normale variabilità nei tracciati deponeva per uno stato di benessere fetale. In tutti i tracciati erano presenti accelerazioni, definite come un aumento intermittente della frequenza cardiaca superiore a 15 battiti per una durata maggiore di 15 secondi. La presenza delle accelerazioni è un segno importante di ossigenazione normale. Un tracciato cardiotocografico reattivo dovrebbe contenere almeno due accelerazioni durante un periodo di 20 minuti. Le accelerazioni sono segni di ossigenazione adeguata. Tuttavia, il13/05/2012 alle ore 20.51, durante l’esecuzione di un ulteriore tracciato cardiotocografico, il battito cardiaco fetale non veniva più rilevato. Per tale motivo l’ostetrica allertava i medici di guardia i quali, immediatamente, disponevano il trasferimento della paziente in sala operatoria per eseguire il taglio cesareo d’urgenza che aveva inizio alle 21.18, con estrazione del feto morto alle ore 21.19. La diagnosi operatoria era di “apoplessia utero -placentare”.

Dunque la causa della perdita durante il parto del figlio, è stata una asfissia intrauterina dovuta verosimilmente a distacco completo intempestivo di placenta normalmente inserta, definito come la separazione della placenta dalla decidua basale dopo la 20′ settimana di gravidanza e prima del secondamento.

Pertanto, nessuna censura può essere mossa all’operato dei sanitari che, non appena resisi conto della morte fetale intrauterina dovuta al distacco di placenta, hanno immediatamente eseguito il taglio cesareo d’urgenza, così permettendo la stabilizzazione delle condizioni materne prevenendo lo shock emorragico e la coagulopatia da consumo, nonché il progressivo infarcimento emorragico uterino, con conseguente atonia uterina post -partum, che avrebbe potuto rendere necessaria una isterectomia.

La domanda viene respinta a spese compensate.

Avv. Emanuela Foligno

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