L’immunologo italiano premiato a Bruxelles per l’impegno scientifico e il prezioso contributo al progresso dell’immunoterapia
Ha contributo al progresso delle conoscenze nell’ambito dell’immunologia applicata all’oncologia tramite la formulazione di nuovi paradigmi, l’identificazione di nuove molecole e funzioni. In particolare, ha scoperto che alcune cellule dell’immunità, i macrofagi, un componente fondamentale della reazione infiammatoria, si comportano come “poliziotti corrotti” che invece di combattere ed arrestare il cancro lo aiutano a crescere e proliferare. Questi studi hanno posto le basi degli attuali sviluppi dell’immunoterapia, che rappresenta attualmente la prima linea nella lotta contro il cancro.
Con queste motivazioni l’immunologo italiano Alberto Mantovani ha ricevuto il Premio europeo di oncologia 2016, prestigioso riconoscimento assegnato ogni tre anni dall’Organizzazione degli Istituti europei del cancro (Oeci) con sede a Bruxelles, fondata nel 1979 da Umberto Veronesi con l’obiettivo di associare gli Istituti oncologici europei al fine di condividere esperienze e competenze e favorire il progresso delle cure garantendo uguali trattamenti a tutti i malati di cancro.
Mantovani, milanese, professore di Patologia Generale presso Humanitas University, ateneo dedicato alla medicina e alle scienze della Vita, e direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas è il ricercatore italiano più citato nella letteratura scientifica internazionale. In passato ha lavorato in Inghilterra e negli Stati Uniti, ed è stato capo del Dipartimento di Immunologia dell’Istituto Mario Negri di Milano. Per la sua attività di ricerca ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali.
“Negli ultimi anni – ha affermato Mantovani – in medicina abbiamo assistito all’avverarsi di un sogno lungo 100 anni: le armi naturali del nostro sistema immunitario si sono affiancate con successo alle terapie più tradizionali, chirurgia, chemio e radioterapia, terapie mirate, nella lotta al cancro. Per il futuro, approfondire la conoscenza della macchina straordinaria delle nostre difese ci permetterà di imparare a pilotarla sempre più e meglio contro i tumori. Il premio Oeci viene attribuito a me, ma il merito deve andare anche ai miei collaboratori e all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro che ha sempre sostenuto le mie ricerche. Questo importante riconoscimento è per me uno stimolo a fare sempre di più e meglio”.



