Produzione delle fotografie del sinistro stradale e onere della prova (Cass civ., sez. III, 5 ottobre 2022, n. 28924).

Produzione delle fotografie del sinistro stradale non assolta e rigetto della domanda risarcitoria.

La Corte di Cassazione conferma la decisione di secondo grado che affermava: “stante l’attuale tecnologia a disposizione delle parti in ogni momento, il tempo delle cause risarcitorie per sinistri stradali fatte solo con testimonianze è finito. Ben più adeguato deve essere l’impegno delle parti attrici nell’adempiere all’onere della prova”.

La ricorrente espone di avere agito contro il proprietario e ili conducente dell’autovettura nonché contro la assicuratrice,  per ottenerne la condanna al pagamento, a titolo risarcitorio, della somma di Euro 5.330,49,  per le spese di recupero e per i danni riportati alla carrozzeria della propria auto, rimasta coinvolta nell’incidente stradale,  e della somma per il danno biologico, temporaneo e permanente, subito.

Il Giudice di Pace di Benevento, mancando la prova che il pregiudizio lamentato fosse causalmente riconducibile all’incidente stradale oggetto di causa; rigettava la domanda anche riguardo i danni del veicolo, perché non era stata efficacemente provata la dinamica del sinistro nè la ricorrenza dei danni alla carrozzeria denunciati.

La decisione viene appellata dinanzi il Tribunale di Benevento, in funzione di Giudice d’Appello, che riteneva il percorso logico-giuridico seguito dal primo Giudice immune da censure.

Per quanto qui di interesse, con il secondo motivo parte ricorrente addebita alla sentenza impugnata motivazione meramente apparente e comunque al di sotto del c.d. minimo costituzionale, per avere rigettato nel merito la richiesta risarcitoria, senza far riferimento agli elementi probatori acquisiti, per non aver – nell’ipotesi in cui la deposizione testimoniale fosse risultata generica – posto alcuna domanda ai testi a chiarimento, per non averli riconvocati e per aver attribuito rilievo ad un fatto – il mancato intervento sul luogo teatro dell’incidente della forza pubblica – non imputabile alla danneggiata.

Invero, la sentenza d’appello ha dato atto che il Giudice di Pace aveva lamentato la mancata produzione delle fotografie del luogo del sinistro, della posizione delle due autovetture, dei danni riportati dall’auto ed ha osservato: “ai tempi degli smartphone, ma anche dei più tradizionali telefonini cellulari, desta inquietante perplessità il fatto che non sia stata fatta alcuna fotografia del sinistro, della posizione statica degli autoveicoli dopo il sinistro, degli stessi autoveicoli e dei danni subiti. Nemmeno i meccanici e i carrozzieri, che usano fare fotografie agli autoveicoli quando sono coinvolti in incidenti stradali, prima di ripararli, risulta che abbiano fornito all’attrice rilievi fotografici, o comunque, questa, pur avendoli, non li ha prodotti in giudizio”;

La decisione del primo Giudice è stata basata anche sul rilievo che l’atto di citazione non specificasse come l’autovettura investitrice avesse invaso la corsia di marcia della danneggiata e quali parti delle auto fossero venute a collidere e che detta genericità non fosse stata superata durante l’istruttoria, non bastando a tal fine le prove testimoniali non accompagnate “dalla descrizione della precisa dinamica del sinistro e quindi dall’indicazione di circostanze fattuali concrete idonee a porre il giudicante di valutare autonomamente se il fatto si è effettivamente verificato, in che modo si è verificato e di chi sia la colpa”, pertanto, “generiche e prive di valore ai fini ricostruttivi”.

Ed ancora, il Giudice d’Appello ha concluso con la seguente affermazione: “stante l’attuale tecnologia a disposizione delle parti in ogni momento, il tempo delle cause risarcitorie per sinistri stradali fatte solo con testimonianze è finito. Ben più adeguato deve essere l’impegno delle parti attrici nell’adempiere all’onere della prova”.

La motivazione della sentenza impugnata è esistente; ciò che la ricorrente sottende con la censura formulata è un diverso accertamento dei fatti di causa, attraverso la valorizzazione del contenuto delle deposizioni testimoniali che peraltro, non contenevano alcuna indicazione utile alla esatta ricostruzione della dinamica dell’incidente.

Le lacunosità delle dichiarazioni dei testi non possano essere imputate al Giudice, il quale ha solo la facoltà di chiedere chiarimenti e precisazioni ex art. 253 c.p.c., di natura esclusivamente integrativa, ma non può rendersi artefice di un’inammissibile sanatoria della genericità e delle deficienze dell’articolazione probatoria.

Il ricorso viene rigettato.

Avv. Emanuela Foligno

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