No del TAR Piemonte alla decisione di cinque regioni di unirsi per la gara d’acquisto di un farmaco biosimilare per la cura di alcune malattie reumatologiche
“E’ stata salvaguardata la libertà di prescrizione del medico, aspetto per noi fondamentale come sancito dalla Costituzione. Abbiamo contrastato così un tentativo di monopolio inaccettabile. Questo grazie alla decisione dello scorso 20 novembre, proprio il giorno prima della discussione in aula, delle Regioni coinvolte di destinare una quota per l’acquisto del farmaco originator. Come SIR ora manterremo alta l’attenzione e vigileremo perché sia salvaguardata e garantita l’adeguatezza prescrittiva ai reumatologi di tutta Italia”.
Così Luigi Sinigaglia e Mauro Galeazzi, rispettivamente presidente eletto e presidente uscente della Società Italiana di Reumatologia sull’ordinanza del TAR del Piemonte in relazione alla decisione di cinque regioni di unirsi per la gara d’acquisto di un farmaco biosimilare per la cura di alcune malattie reumatologiche. Il provvedimento impugnato dalla Sir avrebbe imposto ai medici di Piemonte, Valle d’Aosta, Lazio, Sardegna e Veneto di utilizzare un unico farmaco per il trattamento di patologie serie ed invalidanti come artrite reumatoide e artrite psoriasica.
“Abbiamo deciso di rivolgerci alla giustizia amministrativa solo per tutelare le condizioni di salute dei pazienti – proseguono i reumatologi –. Per l’ennesima volta ribadiamo che noi siamo favorevoli all’uso di biosimilari che sono farmaci sicuri ed efficaci, ma non possiamo abdicare al principio della libertà e dell’adeguatezza prescrittiva che sarebbero venute meno in caso di un unico farmaco disponibile. Anche per questo vogliamo cercare un confronto con le Istituzioni locali per spiegare le nostre ragioni”.
Nelle prossime settimane la SIR sarà promotrice di un tour nelle principali regioni italiane con una serie di incontri pubblici.
Gli appuntamenti saranno rivolti a medici, clinici, rappresentanti delle autorità sanitarie e dei pazienti. “L’obiettivo – spiega Galeazzi – sarà anche spiegare come i progressi terapeutici degli ultimissimi anni abbiano permesso una svolta radicale nella lotta alle malattie reumatologiche, grazie alla medicina di precisione”. E’ il caso, ad esempio, dell’artrite reumatoide, una patologia grave ed invalidante che colpisce oltre 350mila italiani. “Grazie alla messa a punto di nuovi biomarcatori possiamo conseguire una valutazione più precisa delle indicazioni e delle risposte terapeutiche. Gli specialisti quindi devono tenere conto non solo della tipologia del disturbo ma anche di altri aspetti”.
“L’artrite reumatoide – aggiunge Sinigaglia – così come altre patologie, presenta diverse sfaccettature e i pazienti colpiti non possono essere considerati tutti uguali. Se non viene trattata precocemente determina danni irreversibili alle articolazioni. La diagnosi tempestiva è uno degli elementi cruciali per rallentare il decorso della malattia. La medicina di precisione favorisce una rapida identificazione ma anche un trattamento più tempestivo e appropriato. Questo può avvenire grazie anche all’utilizzo di alcuni biomarker, come gli ACPA, che hanno un valore prognostico e di altri indicatori di potenziale risposta alla terapia”.
“Di fronte ad un’ampia varietà di casi da affrontare non può essere sufficiente una sola tipologia di farmaco – conclude Galeazzi –. I disturbi reumatologici presentano costi sociali rilevanti e ogni anno in Italia oltre 165mila assegni di invalidità sono elargiti per sostenere persone, d’ogni fascia d’età, colpite da malattie reumatologiche. Con la medicina di precisione si possono contrastare le disabilità e portare così vantaggi indiscutibili sia per il singolo paziente che per l’intera collettività. Infine, possiamo ottenere risparmi per il sistema sanitario nazionale grazie ad un uso più corretto delle terapie. Investire ed incentivare questo approccio è fondamentale se vogliamo riuscire a ottimizzare le risorse a nostra disposizione”.
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