Presentato dall’Organismo Congressuale Forense il testo di un quesito da sottoporre a consultazione popolare per impedire che la riforma della prescrizione produca “danni incalcolabili all’impianto normativo e alle tutele poste a difesa dello stato di diritto”

“Volete voi abrogare la riforma della prescrizione voluta dal Ministro Alfonso Bonafede, recentemente entrata in vigore, e che porta il cittadino che incappi nelle maglie della giustizia a non uscirne mai più?”. Così il coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), Giovanni Malinconico traduce il quesito referendario proposto dall’organizzazione per l’abrogazione della riforma della prescrizione, in vigore dal 1 gennaio 2020.

Il testo, che sarà inviato nei prossimi giorni ai presidenti delle Regioni, chiede “che sia abrogato l’articolo 159, comma 2, del codice penale, approvato con regio decreto 19 ottobre 1930 n. 1938, come modificato dall’articolo 1, comma 1, lettera e), n. 1, della legge 9 gennaio 2019, n. 3, recante ‘Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e dei movimenti politici’”.

L’auspicio dell’OCF è che la nuova normativa venga modificata in profondità, “o accompagnata da misure di sistema che riescano a ricondurne l’impatto entro soglie accettabili”.

Nel frattempo – prosegue Malinconico – per evitare che la riforma produca danni incalcolabili all’impianto normativo e alle tutele poste a difesa dello stato di diritto, la via più rapida è quella referendaria. Il ricorso al voto popolare, infatti, “eliminerebbe chirurgicamente il nuovo articolato lasciando in vita un testo perfettamente coerente e autosufficiente”

Nella nota di accompagnamento del quesito, l’Organismo Congressuale Forense evidenzia come porre il processo al di fuori del flusso del tempo sia dannoso per tutti. Da un lato la vittima e tutta la collettività, che hanno interesse ad un pronto accertamento della responsabilità e alla punizione del reato. Dall’altro l’innocente, “già danneggiato dal solo fatto di essere sottoposto al procedimento, e per il quale ogni giorno in più di sottoposizione al giudizio penale e alla gogna che spesso ne consegue dà luogo a un supplizio intollerabile”. Infine, lo stesso colpevole “che ha diritto di veder definita in breve la sua vicenda, scontando la sanzione per poi reinserirsi in società”.

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