Sanità calabrese: un paziente su 6 decide di farsi curare al Nord

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La situazione della sanità calabrese è sempre più seria: 111 milioni di euro di disavanzo e una migrazione sanitaria che ha dell’incredibile. Ecco perché.

Con un disavanzo di 111 milioni di euro e una migrazione sanitaria verso il Nord che vede un paziente su sei curarsi altrove, la sanità calabrese è al collasso.

Come ricordato dal Sole24Ore, il lungo commissariamento regionale non ha condotto a grandi risultati, con servizi carenti e una soglia dei livelli essenziali di assistenza meno che minima.

Sul punto interviene anche il direttore generale dell’ospedale di Reggio Calabria, Frank Benedetto, chiamato in causa nelle ultime ore per il caso dei pazienti curati in ortopedia con i cartoni.

“In Calabria – afferma – è il sistema che non tiene, non l’operato dei medici e del personale”. Questo è il parere del direttore generale Frank Benedetto, che da 24 ore fronteggia il clamore scatenato dalla notizia di pazienti curati in ortopedia con i cartoni.

Per Benedetto il problema è che in Calabria si fanno solo critiche, anche nei confronti di realtà che funzionano.

“Abbiamo un primario di pronto soccorso con 20 anni di esperienza al Sant’Andrea di Roma – afferma Benedetto – quello di chirurgia dei trapianti ha 25 anni di attività al Niguarda di Milano, il responsabile del reparto di oncologia arriva da Siena”.

Ma la sanità calabrese vive una situazione nel complesso estremamente critica.

E la questione dei “migranti sanitari” è un problema molto serio.

Un paziente su sei emigra verso le strutture del centro nord per cure e ricoveri.

Le cause principali del fenomeno sono da ricercarsi, in primis, nella limitata disponibilità di posti letto nella regione. Ma ancor di più nell’insufficiente qualità clinico-gestionale.

Oltre a questo, da più di un anno il presidente della Regione Mario Oliverio chiede ai ministri della Sanità (prima Beatrice Lorenzin, oggi Giulia Grillo) di chiudere il capitolo del commissariamento.

La richiesta è quella di poter gestire direttamente la sanità, come è già accaduto in Campania per il governatore Vincenzo De Luca. Una richiesta rimasta, per ora, senza risposte.

E, intanto, dalle varie province i sindaci cercano di far sentire la propria voce.

Alcuni mesi fa c’è stato un sit-in di protesta per denunciare la grave situazione in cui versa l’ospedale di Locri.

La struttura “a media intensità di intervento” da 250 posti letto per un bacino di 150mila persone, che soffre di pessimi collegamenti sul territorio e che, a detta dei medici, ad oggi puà ricevere solo 80 persone.

Il nosocomio, da anni sotto organico, è privo anche di strumentazioni fondamentali.

Una situazione che rispecchia quella che è la punta dell’iceberg di un problema ben più serio, che – soprattutto – il commissariamento non solo non ha risolto, ma forse ha persino aggravato.

 

 

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