Respinto il ricorso di un uomo che contestava l’addebito della separazione a suo carico per essersi allontanato dalla casa coniugale, invocando di dover assistere la madre malata

La scelta compiuta dal marito ha reso impossibile la prosecuzione della convivenza con la consorte. La Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1448/2020 ha confermato la decisione con cui i giudici del merito avevano ritenuto di addebitare la separazione di una coppia di coniugi a carico del marito, a causa del suo allontanamento dalla casa coniugale.

L’uomo, nel ricorrere per cassazione lamentava, tra gli altri motivi, il fatto che la sentenza di appello, motivata per relationem a quella di primo grado, fosse nulla in quanto la Corte territoriale, a suo avviso,  si era limitata ad aderire alla pronunzia del Tribunale in modo acritico senza alcuna valutazione di infondatezza dei motivi di gravame.

Per i Giudici Ermellini, invece, il Giudice d’appello non si era limitato a condividere la valutazione del Tribunale, ma aveva specificamente argomentato che la prosecuzione della convivenza era ascrivibile alla condotta del marito e non anche a quella della moglie.

Nello specifico aveva evidenziato che l’allontanamento dal domicilio coniugale, posto in essere dall’uomo, non era giustificato dall’esigenza di accudire la madre, né da precedenti motivi di incompatibilità. La Corte, inoltre, aveva ritenuto insussistenti le violazioni dei doveri coniugali da parte della moglie, e del pari insussistente la prova del nesso etiologico tra la frattura del rapporto matrimoniale e i problemi manifestati dalla donna (ipocondria, depressione e gelosia) a cui aveva fatto richiamo il marito.

Le doglianze del ricorrente, quindi,  invocavano un’indagine di merito, in quanto imputavano ai giudici d’appello di non aver considerato alcuni elementi, oltre a contestare l’esistenza della prova. Da li l’inammissibilità dell’impugnazione.

Respinte, inoltre, anche le argomentazioni contrarie al riconoscimento dell’assegno in favore della moglie.

Per i Giudici del Palazzaccio, infatti, la Corte d’appello, nel confermare la spettanza dell’assegno, ne aveva correttamente individuato i presupposti non già nella mancanza, in astratto, di redditi adeguati, come ipotizzato dal ricorrente, ma in funzione del tendenziale mantenimento del tenore di vita goduto in costanza di convivenza. Peraltro aveva comunque affermato la sussistenza di un’indubbia disparità economica tra i coniugi modulando l’assegno in considerazione del godimento della casa familiare da parte della donna.

La redazione giuridica

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