Ai fini dell’accredito dei cosiddetti contributi figurativi, non può esservi equiparazione tra il servizio militare di leva obbligatorio e quello espletato in periodo di cosiddetta rafferma nel servizio

Il periodo trascorso presso l’Accademia navale, valorizzabile ai fini dell’accredito della contribuzione figurativa, non può essere superiore al periodo della durata della ferma di leva.

E’ il principio affermato dalla Cassazione nella sentenza n.7484/2020, con la quale la Suprema Corte si è pronunciata sul ricorso presentato dall’Inps contro la decisione dei giudici del merito di riconoscere a un uomo il diritto alla contribuzione figurativa, prevista dalla L. n. 153 del 1969, art. 49, per il periodo del servizio militare di leva, prestato dal 16 ottobre 1972 al 30 settembre 1975, ovvero per tutto il periodo svolto quale allievo Ufficiale dell’Accademia navale.

L’Istituto nazionale di previdenza sociale, nel rivolgersi ai Giudici del Palazzaccio, eccepiva che il periodo trascorso presso l’Accademia navale valorizzabile ai fini dell’accredito della contribuzione figurativa non potesse essere superiore al periodo della durata della ferma di leva, pari – secondo l’art. 81 D.P.R. n. 237, applicabile ratione temporis – a ventiquattro mesi. Pertanto, l’onere corrispondente al periodo ulteriore, frutto di una libera scelta del militare, non poteva essere sopportato dal sistema di sicurezza sociale.

Tale interpretazione – a detta dell’Ente ricorrente –  troverebbe ulteriore conferma nella L. n. 877 del 1950 che, nel disciplinare il trattamento economico degli allievi delle Accademie militari pone a carico esclusivo dello Stato le spese di mantenimento degli allievi con esclusivo riferimento ai primi due anni di corso, sicché nessun onere di contribuzione figurativa può esser posto a carico dello Stato (latamente inteso) per gli anni di corso successivi al secondo.

Per la Cassazione il ricorso è fondato.

I Giudici Ermellini hanno ritenuto di dare continuità all’interpretazione fornita dalla giurisprudenza di legittimità in base alla la quale la L. n. 153 del 1969, nel prevedere che i periodi di servizio militare e quelli equiparati sono considerati utili, a richiesta dell’interessato, ai fini del diritto e della determinazione della pensione dell’assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, anche se eccedenti la durata del servizio di leva, non si riferisce ai periodi di servizio militare svolti, a domanda dell’interessato, oltre i limiti del servizio di leva.

La norma, infatti, è intesa ad evitare che i soggetti protetti subiscano un pregiudizio per quanto attiene al futuro godimento delle prestazioni previdenziali in relazione ad eventi che ne impediscano l’attività lavorativa, esigenza non configurabile quando il servizio reso corrisponde ad una precisa scelta del soggetto. Di conseguenza, ai fini dell’accredito dei cosiddetti contributi figurativi, non può esservi equiparazione tra il servizio militare di leva obbligatorio e quello espletato in periodo di cosiddetta rafferma nel servizio, effettuato su domanda dal militare.

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