Trasfusione di sangue infetto, dopo 41 anni eredi ottengono l’assegno

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Il Tribunale di Lamezia Terme ha riconosciuto ai congiunti di un uomo sottoposto a trasfusione di sangue infetto nel 1978 i benefici previsti dalla Legge n. 210/1992

Dopo una lunga battaglia legale, il Giudice della Previdenza del Tribunale di Lamezia Terme ha riconosciuto i benefici previsti dalla Legge n. 210/1992 agli eredi di un uomo che nel 1978 venne sottoposto a una trasfusione di sangue infetto presso il Reparto di  Chirurgia Generale dell’Ospedale del centro calabrese. L’uomo, in quella circostanza, aveva contratto una grave malattia che lo aveva poi condotto al decesso.

I congiunti avevano quindi presentato istanza per l’ottenimento dell’assegno “una tantum” previsto dalla normativa. La misura sostituisce l’indennizzo previsto dalla stessa legge in caso di morte conseguente ai danni irreversibili derivanti da patologie post trasfusionali. Viene erogata ai soggetti a carico, nel seguente ordine: coniuge, figli minori, figli maggiorenni inabili al lavoro, genitori, fratelli minori, fratelli maggiorenni inabili al lavoro.

Nel caso in esame, tuttavia, la Commissione Medico Ospedaliera di Messina aveva respinto la richiesta in quanto, come riporta il Lametino, i chirurghi del tempo avrebbero omesso di riportare le trasfusioni nel diario clinico riferito all’intervento.

A distanza di 41 anni, tuttavia, i familiari sono riusciti a dimostrare che le trasfusioni erano effettivamente state effettuate.

Tramite il loro legale, infatti, sarebbero riusciti a ottenere dal Centro trasfusionale le attestazioni relative alla mancata restituzione di tre flaconi. Inoltre avrebbero evidenziato, come prova delle avvenute trasfusioni, una differenza nei valori ematici del paziente tra il pre e il post operatorio.

La Consulenza tecnica di ufficio disposta realizzata dal medico legale incaricato dal Giudice, ha confermato la tesi degli eredi. Da lì la sentenza che ha accolto integralmente il ricorso riconoscendo l’assegno e condannando il Ministero della Salute al pagamento delle spese di lite.

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