Per la Cassazione, in tema di riconoscimento dei benefici previsti in favore delle vittime del dovere, occorre evidenziare l’elemento che comporta l’esistenza o il sopravvenire del fattore di rischio maggiore rispetto alla normalità di quel particolare compito

Avevano convenuto in giudizio il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno chiedendo il riconoscimento dei benefici previsti in favore dei soggetti equiparati alle vittime del dovere ai sensi dell’art. 1, comma 564 della I. n.266 del 2005.

La Corte territoriale, in riforma della sentenza di primo grado, aveva rigettato la domanda della moglie e dei figli di un militare di truppa deceduto per causa di servizio.  Secondo il Giudice di secondo grado, la vittima, quale militare di leva con mansioni di “addetto alla lavastoviglie della cucina di truppa”, non aveva operato “in particolari condizioni ambientali od operative” tali da giustificare l’applicazione della normativa invocata.

Nel ricorrere per cassazione, i congiunti contestavano, tra gli altri motivi, che la Corte d’appello avesse accolto una nozione restrittiva ed errata delle “…particolari condizioni ambientali ed operative” tale da escluderne la ricorrenza nel caso del militare di leva che opera con mansioni di addetto alla lavastoviglie della cucina di truppa colpito da meningite con esiti letali”.

Nel limitarsi a richiamare le mansioni della vittima, la Corte territoriale avrebbe mancato di valutare se l’invalido per servizio – nelle circostanze concrete – fosse stato esposto a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti a lui assegnati, atteso che non sarebbe sufficiente vagliare in assoluto la pericolosità di una certa attività sulla base di mere affermazioni di principio.

Per gli eredi, inoltre, la Corte d’Appello aveva affermato, in maniera irriducibilmente contraddittoria, che non fosse stata contestata l’affermazione della parte appellante secondo cui la meningite costituisce malattia infettiva tipica delle comunità come le caserme, che si previene soltanto tramite le vaccinazioni e la limitazione del sovraffollamento.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 3510/2020, ha ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte accogliendo il ricorso, in quanto fondato e rinviando la causa alla Corte d’appello, per un nuovo giudizio.

La Cassazione ha chiarito che il giudice del merito deve identificare caso per caso le circostanze concrete alla base di quanto accaduto all’invalido per servizio che richieda il riconoscimento dei benefici previsti in favore delle vittime del dovere, evidenziando l’elemento che comporti l’esistenza o il sopravvenire del fattore di rischio maggiore rispetto alla normalità di quel particolare compito.

Nel caso in esame, non appariva effettuato l’accertamento relativo alle condizioni in cui si era svolta la funzione che aveva causato la morte del militare, non potendosi ritenere sufficiente, rispetto al significato attribuito dalla giurisprudenza di legittimità al concetto di circostanze straordinarie, l’affermazione del giudice dell’appello secondo cui la meningite costituisce una malattia tipica delle caserme, e si previene soltanto attraverso le vaccinazioni e la limitazione del sovraffollamento.

La redazione giuridica

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