Ai fini del riconoscimento delle agevolazioni IMU per la prima abitazione, è richiesta l’indispensabile concomitanza tra dimora e residenza anagrafica, non essendo più sufficiente il mero utilizzo dell’immobile come dimora abituale

La vicenda

Nel 2017 la CTP di Roma aveva rigettato il ricorso presentato dalla contribuente contro l’avviso di accertamento concernente l’omesso versamento ICI per l’anno 2011, emesso dal Comune di Roma capitale, relativamente all’immobile di sua proprietà.

Per i giudici di primo grado la contribuente non aveva i requisiti per usufruire del beneficio concesso ai sensi dell’art. 13, comma 2 del d.l. n. 201/2011 conv. L. n. 241/2011, in quanto dal certificato storico anagrafico era emerso che ella non avesse la residenza anagrafica in quell’abitazione, avendola ivi trasferita soltanto nel 2016, in quanto, in precedenza, residente in altro Comune.

Inoltre, a giudizio della CTP la ricorrente non aveva fornito prove idonee a dimostrare che nell’abitazione in questione, indipendentemente dalla residenza anagrafica, ella avesse comunque la sua dimora abituale, “giacché i bassi e costanti importi delle bollette delle utenze di luce e gas prodotte in giudizio inducevano a ritenere che esse coprissero solo le spese fisse ma non i consumi”.

Neppure il fatto che ella avesse pagato la tassa sui rifiuti, poteva essere una prova convincente a sostegno del suo assunto difensivo, vista la natura obbligatoria del tributo in questione.

Con motivazione identica alla precedente, la CTP di Roma respingeva l’ulteriore ricorso presentato dalla contribuente, contro l’avviso di accertamento emesso dal Comune di Roma Capitale avente ad oggetto, il pagamento della differenza di quanto corrisposto a titolo di IMU per l’anno 2012, sulla base della aliquota agevolata, relativamente al predetto immobile, e quanto ritenuto dovuto in base all’aliquota ordinaria.

L’appello alla CTR Lazio

Contro entrambe le decisioni la contribuente ha proposto ricorso alla CTR della Regione Lazio (sentenza n. 4933/2019), la quale ha dichiarato di non poter concordare con i primi giudici circa il carattere non probante delle bollette relative alle utenze di energia elettrica e gas a causa dei bassi importi delle stesse.

Tale circostanza non risultava dirimente, sia perché i consumi sono legati ai comportamenti dei singoli, agli orari di presenza in casa e alla composizione del nucleo familiare (che nella specie era costituito soltanto dalla contribuente e dal coniuge), sia perché era stato documentalmente comprovato che il servizio di riscaldamento e di produzione di acqua calda sanitaria dell’immobile fosse condominiale centralizzato e che i consumi di energia elettrica e gas nel periodo considerato non si discostavano significativamente da quelli del successivo periodo nel quale l’interessata aveva trasferito la residenza anagrafica a Roma, alloggiando nel suddetto immobile.

Per quanto detto, la CTR ha ritenuto provato che nell’anno 2011 l’immobile oggetto dell’avviso di accertamento fosse utilizzato dalla contribuente come abitazione principale, sicché ad essa spettava l’esenzione prevista per tale situazione, secondo quanto stabilito dal combinato disposto degli artt. 8 del d.lgs. n. 504/1992 e 1 del d.l. n. 93/2008 conv. Con legge n. 126/2008.

Agevolazioni Imu

A diversa conclusione sono giunti i giudici della CTR per quanto riguarda l’avviso di accertamento concernente l’omesso versamento IMU, posto che l’art. 13 del d.l. n. 201/2011 prevede, al comma 2, che “… per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”.

Si tratta di una modifica legislativa, determinata dall’intento di prevenire elusioni dell’imposta mediante residenze fittizie, che impone, ai fini del riconoscimento dei benefici per la prima abitazione, l’indispensabile concomitanza di dimora e residenza anagrafica, non essendo più sufficiente il mero utilizzo dell’immobile come dimora abituale.

Nella specie tale concomitanza non ricorreva, in quanto nell’anno 2012 la contribuente, pur dimorando stabilmente nell’immobile de quo, non vi aveva la residenza anagrafica. Pertanto, ella non aveva titolo ai detti benefici, e dunque, era legittimo l’avviso di accertamento per il pagamento della differenza tra quanto corrisposto sulla base della aliquota agevolata e quanto dovuto in base all’aliquota ordinaria.

La redazione giuridica

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