Un’automobile è stata colpita dalla caduta di un albero a causa delle forti raffiche di vento. Il Tribunale condanna in solido il Comune e il proprietario del terreno dove si trovava l’albero in questione. Corte d’Appello e Corte di Cassazione, invece, ritengono esclusivo responsabile dell’evento il proprietario dell’albero (Cassazione civile, sez. III, 11/12/2023, n.34603).

I fatti

La società proprietaria dell’autovettura danneggiata citava in giudizio il Comune e la proprietaria del terreno per accertarne la responsabilità solidale in riferimento al sinistro avvenuto mentre stava percorrendo la strada comunale e veniva colpita da un albero, caduto a causa di forti raffiche di vento.

Il Tribunale di Campobasso, con la sentenza n. 495/2018, accoglieva la domanda attorea e condannava in solido la proprietà ed il Comune al risarcimento dei danni, loro ascritti rispettivamente nella misura del 30% e del 70%, per totali Euro 5.800,00.

Le soccombenti proponevano appello: il Comune censurando la violazione delle regole inerenti la responsabilità per custodia; la proprietaria del terreno invocando l’esimente del caso fortuito e l’errata liquidazione del danno.

La Corte d’Appello di Campobasso, con la sentenza n. 343/2021 del 21 ottobre 2021, in riforma della sentenza impugnata, accoglieva l’appello del Comune e rigettava quello della proprietà. La società danneggiata impugna in Cassazione.

Il giudizio di Cassazione

La proprietaria del veicolo danneggiato censura la Corte territoriale per aver fondato la decisione su una erronea interpretazione dei presupposti di cui all’art. 2051 c.c. e delle regole in materia di ripartizione degli oneri probatori, conseguente ad una valutazione errata dei fatti di causa e delle emergenze istruttorie.

Secondo tale tesi sarebbe errato l’esonero di responsabilità del Comune in quanto non è stato correttamente valutato che i rami dell’albero si protendevano sulla strada comunale, ergo risulterebbe sorto il dovere di custodia del Comune. Ragionando in tal senso sarebbe stato il Comune a dovere dimostrare di non essere titolare di alcun obbligo di custodia. La Corte d’appello, infine, non avrebbe tenuto conto degli obblighi esistenti in capo al Comune ai sensi dell’art. 14 Codice della Strada.

Detto in altri termini, la Corte d’appello, esclusa la presenza di caso fortuito o di colpa del danneggiato, avrebbe quindi errato nel non ritenere applicabile nei confronti del Comune la responsabilità oggettiva ex. art. 2051 c.c., responsabilità accertata invece nei confronti della proprietaria del terreno e dell’albero per non aver adottato le misure imposte dall’ordinanza n. 71/2013.

La società danneggiata non ha colto il fulcro della decisione d’appello

Il sinistro si è verificato per la collisione dell’albero di proprietà del titolare del terreno, sul quale il Comune non aveva alcun controllo. Il fatto che sia caduto sulla strada comunale nel momento in cui passava l’automobile, come correttamente affermato dalla Corte territoriale non rileva, perché tanto rappresentava una anomalia repentinamente insorta e quindi assolutamente non prevenibile dal custode del luogo, il quale andava dunque esente dalla responsabilità ex 2051 cc.

La ratio decidendi della Corte d’Appello non risulta condizionata dall’accertamento circa la corretta ripartizione dell’onere probatorio in riferimento agli obblighi di custodia e di vigilanza in capo al Comune. Oltre a ciò, l’albero non era su terreno comunale, bensì su terreno di proprietà privata, pertanto il Comune non poteva procedere autonomamente alla manutenzione, esercitando i suoi poteri-doveri inerenti alla custodia della strada ordinando alla proprietaria del terreno di adottare le necessarie misure per evitare sinistri.

Per tali ragioni, la Corte d’Appello ha correttamente escluso la responsabilità del Comune in riferimento sia alle regole custodiali dell’art. 2051 c.c. che dell’illecito aquiliano di cui all’art. 2043 c.c.

Correttamente, infatti, il secondo Giudice di merito ha correttamente evidenziato come l’evento lesivo sia stato cagionato da un albero di proprietà privata, sul quale, conseguentemente, il Comune non aveva “né potere di controllo né capacità giuridica e materiale per intervenire”.

La S.C. rigetta il ricorso, confermata quindi la decisione di secondo grado.

Avv. Emanuela Foligno

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