In caso di danni da infiltrazioni subiti da un condomino, il ristoro non può essere negato in ragione del concorrente apporto casuale colposo imputabile ad altri condomini proprietari individuali di unità immobiliari

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7044/2020, si è pronunciata sul ricorso presentato da un’azienda, in qualità di condomina di uno stabile, contro la decisione dei giudici del merito i quali, pur condannando il Condominio all’esecuzione di lavori di ripristino dell’impianto di smaltimento delle acque e di impermeabilizzazione del campo da tennis comune, nonché al risarcimento dei danni per le infiltrazioni subite dalla proprietà dell’attrice, avevano respinto la pretesa risarcitoria per il mancato godimento dell’immobile, come anche la domanda di manleva avanzata dal Condominio nei confronti dell’impresa appaltatrice dei lavori di ristrutturazione.

Secondo la Corte di appello, la CTU aveva evidenziato che le infiltrazioni oggetto di lite fossero derivate, “oltre che dalle tubazioni dell’impianto fognario condominiale e dalla superficie del campo da tennis”, altresì dalla “mancanza di impermeabilizzazione di due giardini privati”, appartenenti a terzi estranei al giudizio”. Da lì la conferma dell’insussistenza dell’onere risarcitorio a carico del Condominio. Secondo la sentenza impugnata, pur ove fossero stati eseguiti tempestivamente i lavori incombenti sul Condominio, le infiltrazioni e le condizioni di inutilizzabilità della proprietà della ricorrente non sarebbero venute meno, stante “il carattere unitario dell’immobile”.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, l’azienda eccepiva che la Corte d’appello avesse errato nel non ritenere che il danno per la inutilizzabilità dei locali della società ricorrente dovesse solidalmente imputarsi sia al Condominio sia ai proprietari dei due giardini privati sovrastanti. Inoltre, sosteneva l’erroneità della mancata condanna del Condominio al risarcimento dei danni. Infine, deduceva l’omesso esame di un fatto decisivo, non avendo la Corte territoriale considerato che la mancata riparazione imputabile al Condominio avesse comunque cagionato l’inagibilità del primo locale di proprietà della ricorrente.

La Suprema Corte ha ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte, accogliendo il ricorso in quanto fondato.

Per i Giudici Ermellini, il condominio di un edificio, quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché tali cose non rechino pregiudizio ad alcuno, e risponde in base all’art. 2051 c.c. dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini, ancorché tali danni siano causalmente imputabili altresì al concorso del fatto di un terzo,

Si prospetta, in tal caso, la situazione di un medesimo danno provocato da più soggetti per effetto di diversi titoli di responsabilità, il che dà luogo ad una situazione di solidarietà impropria, in quanto relativa a rapporti eziologicamente ricollegati a distinti titoli extracontrattuali. La conseguenza della corresponsabilità in solido, ex art. 2055 c.c., comporta tuttavia che la domanda del proprietario dell’appartamento danneggiato va intesa sempre come volta a conseguire per l’intero il risarcimento da ciascuno dei coobbligati, in ragione del comune contributo causale alla determinazione del danno. Al condomino che abbia agito chiedendo l’integrale risarcimento dei danni solo nei confronti del condominio, come fatto nel caso in esame, il risarcimento non può perciò essere negato in ragione del concorrente apporto casuale colposo imputabile a singoli condomini proprietari individuali di unità immobiliari.


La redazione giuridica

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