Il terzo danneggiato può rivolgersi direttamente all’assicuratore a condizione che sia accertata la responsabilità dell’assicurato: non ha senso l’affermazione dell’obbligo dell’assicuratore a tenere indenne l’assicurato in relazione ad uno specifico evento lesivo ove la sua responsabilità, rispetto a quell’evento, non sia stata in concreto né azionata, né accertata (Corte d’Appello di Milano, Sentenza n. 2690/2021 del 21/09/2021 RG n. 1147/2019)

La società, proprietaria di un’unità immobiliare, perita in un incendio che da quell’unità immobiliare si propagava ad altre facenti parte del medesimo edificio, ha agito nei confronti dell’Assicurazione chiedendo al tribunale di Milano di accertare l’operatività della garanzia “Ricorso terzi”, prevista dalla polizza e di dichiarare la compagnia tenuta a tenerla indenne da qualsivoglia richiesta risarcitoria di terzi causalmente riconducibile all’incendio del 14.4.2013 e dunque in relazione alle somme tutte che la società proprietaria, quale responsabile civile, sia tenuta a corrispondere ai terzi stessi, nei limiti di operatività della polizza.

Il Tribunale, con sentenza n. 1755/2019 accoglieva le domande della società proprietaria e condannava l’Assicurazione al pagamento delle spese di lite.

Il primo giudice, qualificava il contratto di assicurazione stipulato dalla usufruttuaria delle quote sociali ed amministratrice della società, come “contratto per conto di chi spetta” e disattesa l’eccezione di difetto di legittimazione proposta dalla Compagnia convenuta, … ha rinvenuto l’interesse ad agire della società attrice nell’utilità di accertare, anche alla luce dell’art. 1917, secondo comma, c.c., che obbliga l’assicuratore, se l’assicurato lo richiede, al pagamento diretto dell’indennità dovuta al danneggiato, che la copertura assicurativa riguarda il bene e non la persona della contraente, dovendosi annoverare fra le ipotesi di responsabilità civile nei confronti di terzi anche il disposto di cui all’art. 2051 c.c .”.

L’Assicurazione propone appello deducendo:

1. il primo giudice ha ritenuto la società legittimata a fare valere la garanzia nonostante il contratto di assicurazione fosse stato stipulato da persona diversa dal proprietario dell’immobile. La garanzia “Ricorso terzi” assicura il responsabile del danneggiamento o della perdita di cose di proprietà di terzi dal rischio di dovere risarcire i terzi danneggiati. Secondo la Compagnia la parte contraente avrebbe inteso assicurarsi per la responsabilità civile propria, mentre non avrebbe avuto nessun interesse a stipulare un contratto di assicurazione a garanzia della responsabilità civile del terzo proprietario del medesimo bene ed anzi il contratto, interpretato nei termini prospettati dal tribunale, sarebbe privo di causa.

2. il primo giudice ha ritenuto sussistere l’interesse ad agire in capo alla società, tra l’altro disattendendo l’insegnamento pacifico della giurisprudenza che, con riferimento all’art. 100 c.p.c., ha chiarito in più occasioni come l’interesse all’interpretazione delle clausole contrattuali sussista soltanto all’interno del processo nel quale quelle clausole debbano trovare applicazione e dunque, in una fattispecie come quella in esame, solo in rapporto a specifiche ed individuate richieste risarcitorie formulate dai terzi danneggiati e sul presupposto della responsabilità dell’assicurato;

3. il primo giudice ha ritenuto pacifica la responsabilità della società nella causazione dell’incendio, sebbene gli accertamenti eseguiti avessero concluso per l’accidentalità dell’evento; ricorrerebbe cioè un’ipotesi di caso fortuito, tale per cui dovrebbe escludersi la responsabilità del proprietario dell’immobile ai sensi dell’art. 2051 c.c.;

4. il tribunale ha omesso di pronunciarsi in relazione all’eccezione di perdita del diritto all’indennizzo conseguente all’avere tenuto una condotta equivalente ad un’ammissione di responsabilità, in spregio a quanto previsto dalla clausola n. 13 della polizza, che fa divieto all’assicurato di riconoscere la propria responsabilità senza il consenso dell’assicuratore.

Si costituisce la società chiedendo il rigetto del gravame e la conferma della sentenza impugnata.

La Corte d’Appello ritiene il gravame parzialmente fondato.

La società, viene sottolineato, ha proposto due diverse, seppur collegate, domande ed è solo in relazione alla prima che ricorre l’interesse ad agire.

“L’interesse ad agire richiede non solo l’accertamento di una situazione giuridica, ma anche che la parte prospetti l’esigenza di ottenere un risultato utile giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l’intervento del giudice, poiché il processo non può essere utilizzato solo in previsione di possibili effetti futuri pregiudizievoli per la parte, senza che sia precisato il risultato utile e concreto che essa intenda in tal modo conseguire. Ne consegue che non sono proponibili azioni autonome di mero accertamento di fatti giuridicamente rilevanti che costituiscano solo elementi frazionari della fattispecie costitutiva di un diritto, il quale può costituire oggetto di accertamento giudiziario solo nella sua interezza”.

La domanda diretta ad accertare il diritto di avvalersi della garanzia denominata “Ricorso terzi” e dunque, in altre parole, la sua legittimazione all’esercizio dei diritti che trovano origine nella polizza, soddisfa le condizioni indicate, poiché si è in presenza di una situazione di oggettiva ed attuale incertezza, resa evidente dal tenore delle contestazioni svolte dall’assicuratore ed è dunque da escludere che la domanda sia strumentale solo ad una soluzione accademica della questione in vista di situazioni future o meramente ipotetiche e poiché, per altro verso, è solo l’intervento del giudice che può risolvere, con effetti vincolanti nei conf ronti di entrambi i contraenti, tale incertezza giuridica.

In tali limiti, la domanda dell’ appellata è fondata.

Come ha ritenuto il primo giudice, la società è legittimata a fare valere la garanzia, denominata “Ricorso terzi”, che impegna l’Assicurazione a tenere indenne l’assicurato per quanto egli sia tenuto a corrispondere per capitale, interessi e spese, fino a concorrenza di euro 125.000, in quanto civilmente responsabile per “danni materiali e diretti cagionati alle cose di terzi da sinistro indennizzabile a termini dell’art. 11, lett. a) usque m )”, che, a propria volta, precisa che l’assicuratore è tenuto ad indennizzare i danni materiali e diretti arrecati dall’incendio alle cose assicurate”.

La poizza di cui si discute, sebbene stipulato dalla usufruttuaria delle quote sociali, individua l’assicurato nel “soggetto il cui interesse è protetto dall’assicurazione” ed il bene in relazione al quale la garanzia è prestata è senza dubbio l’immobile di proprietà della medesima società.

La tesi della parte appellante, secondo la quale, invece, la legittimazione della società sussisterebbe solo per la garanzia diretta, e cioè con riferimento al danno consistente nel danneggiamento o nella perdita del bene, ma non per la responsabilità civile verso i terzi, è contraddetta dal chiaro tenore delle clausole citate e, in particolare, dal rinvio all’art. 11 contenuto nell’art. 13, che rende la garanzia operante a favore del proprietario dell’unità immobiliare, sebbene diverso dal contraente, negli stessi casi in cui il predetto proprietario può invocare la garanzia per il danno consistente nel perimento dell’immobile.

Detto in altre parole, la polizza tutela chi è proprietario dell’immobile al momento dell’evento dannoso (ed è proprio la relazione con il bene lo qualifica come assicurato) dal rischio di perdita del bene, ma anche dal rischio di vedere leso il proprio patrimonio a causa della necessità di risarcire a terzi danni conseguenti ad eventi lesivi di cui egli debba rispondere in ragione del suo rapporto con il bene.

Non può sostenersi che non esistesse un interesse del contraente della polizza a proteggere, oltre che ‘immobile, anche il patrimonio della società, considerato che l’interesse alla stipulazione di un contratto di assicurazione è ravvisabile non solo in relazione al diritto di proprietà, o ad altro diritto reale sulla cosa assicurata, ma anche a qualsiasi rapporto economico-giuridico per il quale il titolare sopporti il danno patrimoniale per effetto di un evento dannoso.

La contraente della polizza in quanto usufruttuaria della totalità delle quote sociali della società, ha inteso tutelare la sua sfera patrimoniale, suscettibile di essere pregiudicata da eventuali azioni risarcitorie nei confronti della società.

Sotto questo profilo la sentenza appellata viene confermata.

Invece, correttamente, la Compagnia ha dedotto la carenza di interesse ad agire rispetto alla domanda di accertamento dell’obbligo ” manlevare e tenere indenne parte attrice da qualsivoglia richiesta risarcitoria di terzi causalmente riconducibile all’incendio del 14.4.2013 e dunque in relazione alle somme tutte che la società, quale proprietaria dell’immobile e dunque responsabile civile, sia tenuta a corrispondere ai terzi stessi, nei limiti di operatività della polizza siccome del tutto avulsa dall’accertamento di un obbligo risarcitorio della società assicurata nei confronti di determinati terzi danneggiati dall’incendio.”

L’obbligo dell’assicuratore di rimborsare al proprietario dell’immobile le somme che questi dovesse essere tenuto a pagare in dipendenza dell’incendio ha per presupposto che siano state formulate nei confronti dell’assicurato specifiche richieste risarcitorie e che, rispetto ad esse, sia stata affermata in concreto la sua responsabilità e dunque non solo che sia accertato che le fiamme si propagarono dall’immobile di proprietà della società, ma anche che l’evento sia addebitabile all’assicurato, che non ricorrano cause di esonero da responsabilità -tale è il caso fortuito nell’ipotesi disciplinata dall’art. 2051 c.c. – e, ancora, che sussistano tutte le condizioni di operatività della garanzia assicurativa, che, ad esempio, non opera a vantaggio di alcuni soggetti e per alcune tipologie di beni.

Una domanda come quella proposta dalla società proprietaria tende, invece, a ottenere un provvedimento privo di concreta utilità per l’assicurato, in quanto meramente confermativo dell’ esistenza in astratto dell’obbligazione contrattuale ed inidoneo a produrre nei confronti dell’assicuratore un qualche effetto giuridicamente vincolante in mancanza del riconoscimento della responsabilità risarcitoria della società in rapporto agli specifici danni denunciati dai terzi che si assumono danneggiati dall’evento.

Da tenere presente che l’appellata abbia spiegato la propria iniziativa come diretta ad agevolare la definizione transattiva delle richieste stragiudiziali dei terzi danneggiati, e dunque abbia invocato un effetto indiretto e di mero fatto della pronuncia e che anche il Tribunale di Milano non si è dato carico di spiegare quale risultato utile giuridicamente apprezzabile possa conseguire da una sentenza che rimette a futuri ed eventuali altri giudizi l’accertamento dei presupposti di quella stessa responsabilità che essa va ad affermare.

Anche le disposizioni di cui all’art. 1917, secondo comma, c.c. vengono richiamate in maniera incongrua, considerato che il terzo danneggiato può rivolgersi direttamente all’assicuratore a condizione che sia accertata la responsabilità dell’assicurato, sicché non ha senso l’affermazione dell’obbligo dell’assicuratore a tenere indenne l’assicurato in relazione ad uno specifico evento lesivo ove la sua responsabilità, rispetto a quell’evento, non sia stata in concreto né azionata né, a maggior ragione, accertata.

Quanto concluso, non muta per effetto dell’azione risarcitoria nel frattempo esercitata in via di surroga da altra Compagnia, poiché l’interesse ad agire va accertato nel processo e nel rapporto tra situazione giuridica dedotta in quella sede e provvedimento invocato.

Difatti, nel nuovo giudizio, la società ha chiamato in causa la Compagnia appellante proponendo nei suoi confronti domanda di manleva e chiedendo di essere tenuta indenne dalle conseguenze dell’eventuale accertamento della sua responsabilità nei confronti della consorella che ha esercitato il diritto di surroga.

Conclusivamente, la Corte d’Appello di Milano, in riforma del capo 2) della sentenza appellata, dichiara la inammissibilità della domanda della società di accertamento dell’obbligo di manleva nei termini in cui essa è stata formulata, per difetto dell’interesse ad agire, assorbiti gli ulteriori motivi di appello proposti dalla società appellante.

In considerazione dell’accoglimento parziale del gravame la Corte dispone la compensazione integrale delle spese dei due gradi di giudizio.

Avv. Emanuela Foligno

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