Ai due trasportati sul veicolo colpito veniva riconosciuta la personalizzazione del danno biologico in assenza di specifica domanda e di allegazione al riguardo (Tribunale di Torre Annunziata, Sez. I, Sentenza n. 915/2021 del 30/04/2021-RG n. 7667/2017)

La Compagnia d’Assicurazione appella la decisione resa dal Giudice di Pace in data 19/10/2017 lamentando la errata e non dovuta personalizzazione del danno biologico in favore dei terzi trasportati.

Il Giudice di primo grado accertava la esclusiva responsabilità del conducente del veicolo Fiat Panda, senza alcun concorso del veicolo antagonista Fiat Idea su cui erano trasportati i due danneggiati, nonché sui danni al veicolo a bordo del quale viaggiavano e sul nesso causale tra gli stessi e il sinistro.

Nessuno dei profili inerente l’an debeatur è stato oggetto di gravame, di talchè in punto di responsabilità è sceso il giudicato.

Il gravame è riferito esclusivamente alla quantificazione delle lesioni riportate dai due passeggeri della Fiat Idea e dei danni al veicolo nonché all’importo delle spese legali liquidate.

Sostanzialmente l’Assicurazione lamenta che erroneamente il Giudice di Pace avrebbe liquidato in favore dei trasportati, in aggiunta al danno biologico, la personalizzazione determinata nella misura percentuale di un quarto del primo, senza però alcuna motivazione circa l’incidenza delle accertate lesioni su “specifici aspetti dinamico -relazionali personali, documentati e obiettivamente accertati”, ovvero circa “una sofferenza psico -fisica di particolare intensità”.

Secondo il Giudice d’Appello la doglianza è fondata.

L’art. 139 C.d.A. prevede al comma III:

“Qualora la menoma zione accertata incida in maniera rilevante su specifici aspetti dinamico -relazionali personali documentati e obiettivamente accertati ovvero causi o abbia causato una sofferenza psico-fisica di particolare intensità, l’ammontare del risarcimento del danno, calcolato secondo quanto previsto dalla tabella di cui al comma IV, può essere aumentato dal Giudice, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato, fino al 20 per cento”.

Ebbene, nella decisione appellata, veniva riconosciuto l’aumento nella misura di 1/4 dell’importo liquidato a titolo di danno biologico in favore dei due danneggiati in assenza di qualsivoglia motivazione ancorata ad elementi concreti allegati e provati, ma solo sulla base del richiamo ad un principio astratto.

Oltretutto, una delle trasportate nell’atto di citazione, nel lamentare un danno biologico nella misura del 3%, non ha neppure formulato la richiesta di personalizzazione del risarcimento, operata invece dal Giudice di prime cure, e quindi non ha allegato alcun elemento da cui desumere l’opportunità della stessa.

Anche la seconda trasportata, che ha invece invocato formalmente la personalizzazione del danno, non ha in concreto allegato, nè provato alcunché.

Conseguentemente, in accoglimento del primo motivo di gravame la sentenza appellata deve essere riformata in relazione all’entità del risarcimento liquidato detraendo dall’importo riconosciuto alla prima trasportata la somma di euro 867,01 e dall’importo riconosciuto alla seconda trasportata la somma di euro 895,95 per la personalizzazione del danno biologico liquidata dal Giudice di prime cure.

Con il secondo motivo di appello, l’appellante lamenta che nonostante il CTU avesse chiarito che la riparazione dell’autoveicolo fosse antieconomica, in quanto il valore commerciale dello stesso era inferiore al costo delle riparazioni, il Giudice liquidava il risarcimento nella misura di euro 4.551,62 corrispondente alla spesa per le riparazioni.

Questa doglianza viene ritenuta fondata.

Il CTU ha accertato che il valore commerciale della Fiat Idea al momento del sinistro era pari ad euro 3.100,00 e che il costo delle riparazioni ammontava ad euro 4.551,62, comprensivi di euro 820,79 per l’Iva.

Ebbene, se il costo delle riparazioni supera il valore commerciale del veicolo la liquidazione del risarcimento và effettuata tenendo conto del suddetto valore di mercato, detratto il valore del relitto.

Secondo il granitico orientamento della giurisprudenza di legittimità, “poiché il risarcimento del danno da responsabilità aquiliana ha la funzione di porre il patrimonio del danneggiato nello stesso stato in cui si sarebbe trovato se l’illecito non si fosse verificato, è da escludere la legittimità del ricorso alla reintegrazione in forma specifica qualora, per le circostanze del caso concreto, le spese necessarie ad essa sarebbero superiori rispetto alla somma alla quale avrebbe diritto il danneggiato ex art. 2056 c.c., in quanto in tal caso il danneggiato riceverebbe dalla reintegrazione una ingiustificata locupletazione”.

Da ciò ne consegue che la liquidazione del danno materiale và effettuata tenendo conto del valore di mercato pari ad euro 3.100,00, detratto il valore del relitto pari ad euro 200,00, addivenendosi, dunque, all’importo di euro 2.900,00.

Avv. Emanuela Foligno

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