L’investimento stradale del pedone in un punto poco distante dalle strisce non incide sull’accadimento poiché era quasi terminata la manovra di attraversamento e il danneggiato non era tenuto ad arrestare il proprio cammino per concedere la precedenza ai veicoli in transito (Tribunale di Firenze, Sez. II, Sentenza n. 3030/2021 del 26/11/2021-RG n. 6993/2017)

L’attore deduce che dopo avere percorso circa 20/30 metri sul marciapiede posto a sinistra nel senso di marcia dei veicoli, procedeva all’attraversamento della Via giungendo al lato opposto alla strada; poiché erano parcheggiati dei motoveicoli in adiacenza al marciapiede, poi si fermava per cercare un varco attraverso il quale passare per poi risalire sul marciapiede quando veniva colpito, sulla parte destra del suo corpo, dal motoveicolo BMW. Si costituisce in giudizio la Compagnia Assicurativa rilevando che dell’investimento stradale del pedone non si ha traccia né in un rapporto di incidente redatto dalle forze dell’ordine, né in un CID a doppia firma; inoltre la dinamica prospettata non coinciderebbe con quanto osservato da testimoni che avrebbero riferito che l’attore sarebbe sbucato improvvisamente dalle autovetture parcheggiate in sosta sul margine sx della strada per attraversare la strada in un punto sprovvisto di strisce pedonali, così andando quasi a pararsi di fronte alla moto che non poteva evitare l’impatto.

La convenuta sostiene, inoltre, che l’attore ha contribuito alla causazione del sinistro nella misura del 50%, tant’è che, senza alcun riconoscimento di responsabilità, gli ha corrisposto l’importo di euro 18.100,00.

Il Tribunale dà atto che sul luogo del sinistro non intervenivano le Forze dell’Ordine per i rilievi del caso e che il teste escusso non ha alcun ricorso delle modalità del sinistro.

La posizione del motoveicolo al centro strada (in una strada a senso unico) consente di collocare l’attore in un punto in cui poteva essere avvistato dal conducente della moto, l’attore, oltrepassato sia le biciclette parcheggiate sul lato sx della Via che anche le sagome degli eventuali automezzi ivi fermi, per cui il motociclo non è riuscito né a frenare prima dell’impatto né a cambiare direzione di marcia e, in assenza di elementi probatori circa la velocità tenuta dal motoveicolo.

Al contempo l’attore ha attraversato la strada fuori dalle strisce pedonali poste a meno di 10 metri dal punto di impatto.

Dunque lo stesso ha cominciato la manovra di attraversamento della strada da sinistra a destra nel senso di marcia del motoveicolo poco lontano dalle strisce pedonali quando, giunto al centro della carreggiata, veniva urtato nella parte destra del corpo dal motoveicolo che, comunque, rimaneva in sella al suo mezzo nonostante l’urto.

E’ evidente che il motociclista avrebbe dovuto adeguare la propria velocità allo stato dei luoghi avvicinandosi ad un incrocio e a delle strisce pedonali, peraltro in una Via molto battuta, e adottare le manovre di emergenza per arrestare il motoveicolo o per deviare, viste sia le buone condizioni meteorologiche che del manto stradale.

“Il conducente che noti sul proprio percorso la presenza di pedoni che tardano a scansarsi, deve rallentare la velocità, e, occorrendo, anche fermarsi, “allo scopo di prevenire inavvertenze e indecisioni pericolose dei pedoni stessi, che si presentino ragionevolmente prevedibili e probabili” (Cass. Penale, sez. IV, sent. n. 8 859 del 1988).

Gli articoli del C.d.S. che impongono la prudenza, come appunto l’art. 141 che include la tenuta di una condotta di guida adeguata ai luoghi e conforme alle regole prudenziali del caso, ma anche l’art.191 (comportamento da tenere nei confronti dei pedoni), hanno una portata così vasta da ricomprendere, nel loro interno, l’obbligo di prevedere, ove possibile, le imprudenze altrui.

La circostanza dell’attraversamento della strada da parte dell’attore in un punto davvero poco distante da quello ove è caduto non incide, nemmeno in parte minima, sull’accadimento, atteso che l’attore aveva quasi terminato la propria manovra di attraversamento (era già al centro della carreggiata quando è stato urtato), e non era tenuto a quel punto ad arrestare il proprio cammino per concedere la precedenza ai veicoli in transito.

Viene pertanto escluso un concorso colposo del pedone in quanto emerge dagli atti che il comportamento del pedone non è stato imprevedibile.

Avv. Emanuela Foligno

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