La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda proposta da un avvocato per il pagamento del compenso professionale per l’attività difensiva svolta in favore del cliente: decisiva la mancata consegna degli atti di parte e dei verbali di causa

La vicenda

Un avvocato aveva agito in giudizio al fine di ottenere la liquidazione e la conseguente condanna dell’Ente convenuto al pagamento del compenso professionale dovuto, pari a 3.702,08 euro, per l’attività difensiva svolta in favore di quest’ultimo in un procedimento dinanzi al Tribunale di Nola. In primo grado, la domanda veniva rigettata; cosicché il professionista proponeva ricorso per Cassazione lamentando l’errore compiuto dal giudice di merito che nell’affermare la sussistenza di una condizione sospensiva al cui solo realizzarsi la prestazione al pagamento in suo favore sarebbe divenuta esigibile, non aveva considerato che “condizione sospensiva è quella alla quale viene subordinata l’efficacia iniziale del contratto e non di una delle obbligazioni del rapporto sinallagmatico”.

Pertanto, ad avviso del ricorrente, la mancata trasmissione della produzione di parte e la copia dei verbali di causa non poteva valere quale condizione sospensiva, non trattandosi di un evento futuro e incerto.

Ma il motivo non è stato accolto (Corte di Cassazione, Sesta Sezione Civile, ordinanza n. 11431/2020).

Il Tribunale di Nola, adito dall’avvocato con la domanda di pagamento del compenso per le prestazioni professionali svolte in favore del controricorrente, anzitutto aveva affermato che il compenso dell’attività svolta dal ricorrente trovasse la sua regolamentazione nel contratto concluso tra le parti (denominato “convenzione per l’affidamento dell’incarico di patrocinio e rappresentanza in giudizio”; lo stesso giudice aveva, poi, osservato che “la corresponsione del compenso era stata sottoposta alla condizione sospensiva della consegna della documentazione di cui al punto 5 della convenzione”; perciò aveva ritenuto “la pretesa creditoria non esigibile per non avere parte ricorrente consegnato la documentazione richiesta”; nè poteva ritenersi “che alla mancata produzione della documentazione di cui al punto 5 possa supplirsi con la produzione della sentenza che ha definito il giudizio”.

Il ricorrente aveva, tuttavia, ragione nel ritenere impropria la qualifica di condizione sospensiva in relazione all’adempimento della trasmissione degli atti: “non si tratta infatti di un “avvenimento futuro e incerto” ai sensi dell’art. 1353 c.c. e la mancata trasmissione della documentazione non incide pertanto sull’efficacia del vincolo negoziale, ma solo sul tempo dell’adempimento della specifica prestazione del pagamento (v. al riguardo Cass. 30955/2018, nonché Cass. 17125/2011 e Cass. 4853/2000).

La decisione

L’impropria qualificazione, tuttavia, non ha inciso sulla correttezza del decisum del Tribunale, che aveva affermato la non esigibilità del pagamento a fronte della mancata consegna degli atti di parte e dei verbali di causa, essendosi il ricorrente limitato a produrre la sentenza, dalla cui lettura, sottolinea il Tribunale, non emerge se sia o meno stata svolta attività istruttoria nè si evince la partecipazione effettiva del legale alle udienze.

Per queste ragioni, il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Avv. Sabrina Caporale

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