In caso di malattia professionale, laddove la copertura assicurativa non intervenga per mancanza di presupposti, vigono le norme del diritto comune previste in caso di inadempimento contrattuale

In tema di assicurazione obbligatoria contro l’infortunio sul lavoro e la malattia professionale l’accertamento in sede civile deve essere effettuato sulla base delle regole comuni della responsabilità contrattuale, anche con riguardo all’elemento soggettivo della colpa e del nesso causale tra fatto ed evento dannoso.

Nel caso di specie la Cassazione, con la sentenza n. 12041/2020, si è pronunciata sul ricorso presentato da moglie e figlio di un lavoratore – esposto alle polveri di amianto – senza essere preventivamente informato dei rischi che avrebbe corso, né fornito di alcun supporto di protezione durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, durata trent’anni dal 1957 al 1987 – e deceduto nel 2006 in seguito ad una patologia identificata nell’adenocarcinoma e poi mesotelioma pleurico epiteliomorfo, manifestatasi con difficoltà respiratorie.

La suprema Corte evidenziava i seguenti profili di valutazione:

  • L’Assicurazione obbligatoria prevista dal DPR n.1124 del 1965 esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nell’ambito dei rischi coperti dall’assicurazione stessa. Tuttavia, laddove la copertura assicurativa non intervenga per mancanza di presupposti, l’esonero a beneficio del datore di lavoro non opera. In questi casi vigono le norme del diritto comune previste in caso di inadempimento contrattuale . L’esonero non vale anche nei casi in cui venga accertato che i fatti da cui derivino l’infortunio o la malattia costituiscano reato sotto il profilo oggettivo e soggettivo. In tali casi il datore di lavoro è tenuto al risarcimento del danno.
  • Deve considerarsi anche la circostanza che all’epoca dei fatti il datore di lavoro era coperto solo per la parte relativa al danno patrimoniale. Questo lascia, inevitabilmente, scoperto il danno alla salute, che ovviamente si profila per sua stessa natura come danno non patrimoniale. All’interno, tuttavia, del danno non patrimoniale può manifestarsi tanto una modificazione peggiorativa della vita quotidiana nell’ambito socio-relazionale, quanto una sofferenza interiore. In caso di danno alla salute, dunque, non appare una duplicazione attribuire una somma a titolo di danno biologico, per le conseguenze sul piano socio relazionale ed una somma non suscettibile di valutazione medico legale per la sofferenza interiore.

La Corte di Cassazione ha quindi cassato con rinvio alla Corte di Appello, per una nuova valutazione che tenesse conto dei principi individuati.

                                       Avv. Claudia Poscia

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