In caso di malfunzionamento del contatore, l’utente ha l’onere di provare i consumi effettuati nel periodo in contestazione

La vicenda

Su ricorso di una società fornitrice di energia elettrica il Tribunale di Milano ingiunse alla convenuta il pagamento della somma di Euro 20.776,03 quale corrispettivo per la fornitura del servizio. L’ingiunta vi si oppose eccependo, tra l’altro, che una delle fatture azionate recasse un importo di gran lunga superiore a quello delle altre, deducendo dunque il malfunzionamento del contatore.

Ma il Tribunale rigettò l’opposizione, ritenendo provata la pretesa monitoria azionata e in particolare la debenza dell’importo di Euro 20.626,61 “per diritto fisso e contributi di allaccio aumenti di potenza”.

La decisione fu in seguito, integralmente confermata dalla Corte d’appello di Milano.

La vicenda è pertanto approdata in Cassazione su ricorso della parte soccombente che tra gli altri motivi, ha dedotto l’errore commesso dalla Corte d’appello per aver ritenuto che l’onere di provare il mancato utilizzo di energia elettrica in esubero fosse a suo carico.

In materia, è di recente intervenuta la Corte di Cassazione (Cass. 21/05/2019, n. 13605), che ha fissato distinti criteri di riparto dell’onere probatorio a seconda di alcune variabili, così testualmente motivando:”Il contatore, quale strumento deputato alla misurazione dei consumi è stato accettato consensualmente dai contraenti come meccanismo di contabilizzazione, perciò di fronte alla pretesa creditoria è l’utente che deve dimostrare che l’inadempimento non è a lui imputabile, ai sensi dell’art. 1218 c.c.“.

L’onere della prova in caso di malfunzionamento del contatore

“Considerato, tuttavia, che le disfunzioni dello strumento dipendono da guasti per lo più occulti e che comunque comportano verifiche tecniche non eseguibili dal debitore sprovvisto delle necessarie competenze, applicando il principio di vicinanza della prova, la disciplina del riparto dell’onus probandi va così regolata:

  • l’utente deve contestare il malfunzionamento dello strumento, richiedendone la verifica, dimostrando quali consumi di energia ha effettuato nel periodo (avuto riguardo al dato statistico di consumo normalmente rilevato nelle precedenti bollette e corrispondente a determinati impieghi di energia derivanti dalle specifiche attività svolte – secondo la tipologia di soggetto: impresa, famiglia, persona singola -, ove dimostrabili equivalenti anche nel periodo in contestazione); il gestore è tenuto invece a dimostrare che il contatore è regolarmente funzionante;
  • l’utente – se il contatore risulta regolarmente funzionante deve dimostrare non soltanto che il consumo di energia è imputabile a terzi (provando ad esempio la propria prolungata assenza dal luogo in cui è ubicata la utenza) e si è verificato invito domino, ma anche che l’impiego abusivo di energia da parte di terzi non è stato agevolato da condotte negligenti ad esso imputabili, quali l’adozione di idonee misure di controllo intese ad impedire, mediante l’uso della comune diligenza, la condotta illecita dei terzi: il debitore deve cioè provare che nessun altro aveva libero accesso al luogo in cui era installata la utenza e dunque deve essere dimostrato che l’uso abusivo della stessa sia avvenuto per forza maggiore o caso fortuito (es. persone si introducono furtivamente nella fabbrica chiusa durante il periodo feriale, facendo uso dell’impianto elettrico)”.

Applicati tali principi al caso di specie la pronuncia della corte d’appello risultava meritevole di essere confermata.

Ed invero, vertendosi in una controversia in cui si contestava l’effettività dei sovra consumi posti a fondamento dei maggiori oneri contrattuali (senza che sia stata fatta questione di alcuna possibile manomissione del contatore) la società utente avrebbe dovuto:

  • a) anzitutto allegare, richiedendone la verifica, il malfunzionamento dello strumento;
  • b) dimostrare quali consumi di energia avesse effettuato nel periodo;
  • c) in alternativa, dimostrare non soltanto che il sovra consumo fosse imputabile a terzi e che egli avesse adottato tutte le misure di controllo intese ad impedire, mediante l’uso della comune diligenza, la condotta illecita dei terzi.

Nessuna di tali condizioni era stata dedotta dal ricorrente, nè tantomeno accertata in sentenza.

Non era stato dedotto infatti il malfunzionamento del contatore, nè comunque risultava essere stata mai richiesta una verifica in proposito e neppure poteva considerarsi adempiuto l’onere probatorio da parte della ricorrente, la quale si era limitata ad allegare le fatture relative a periodi precedenti a quelli in contestazione. Per tutte queste ragioni il ricorso è stato rigettato (Corte di Cassazione, ordinanza n. 297/2020).

Avv. Sabrina Caporale

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