Respinto dalla Consulta il ricorso presentato dal Governo Gentiloni contro la Legge regionale della Lombardia che consente ai medici specializzandi di partecipare alle attività assistenziali in ospedale

La Corte costituzionale ha respinto il ricorso del Governo Gentiloni contro l’articolo 34 della legge regionale della Lombardia n. 33/2017. Il provvedimento introduceva la possibilità per i medici specializzandi di partecipare alle attività assistenziali in ospedale

La sentenza della Consulta, depositata lo scorso 27 dicembre, dichiara “non fondata” la questione di legittimità. La disposizione impugnata, infatti, “non prescinderebbe affatto dalle direttive del formatore”. Inoltre, non determinerebbe “una piena autonomia dello specializzando”. Infatti, lo stesso potrebbe svolgere autonomamente solo quegli “specifici compiti che gli sono stati affidati evidentemente dal tutore e dalla scuola”, come chiarito dalla normativa.

“E’ un grande successo atteso dai sindacati e dal mondo ospedaliero che valorizza i medici specializzandi senza pregiudizio alla sicurezza e qualità dell’assistenza. Così l’assessore al Welfare della Regione, Giulio Gallera. “Ancora una volta – ha aggiunto –  Regione Lombardia apre la strada per la innovazione responsabile”. Il tutto “contro ogni visione conservatrice e burocratica della medicina e della pratica clinica e assistenziale”.

Per Gallera, la Regione ha sollecitato una graduale autonomia degli specializzandi. Come accade nella maggior parte dei Paesi europei, “dove un laureato di medicina generale abilitato può lavorare autonomamente”.

Sulla vicenda è intervenuta anche il Segretariato Italiano Giovani Medici.

“Non ci spaventano le sfide – sottolinea il SIGM -. Ma siamo fermamente contrari alla logica dell’utilizzo dei giovani medici per tamponare le lacune del sistema per fare economia di scala.

I giovani camici bianchi, quindi, chiedono che si evolva il contratto di formazione in contratto di formazione-lavoro, come già avviene in altri Paesi dell’UE. L’obiettivo è garantire al contempo le dovute tutele e gli opportuni riconoscimenti economici a fronte dell’incremento delle responsabilità.

“Ci aspettiamo – conclude l’Associazione – che le Regioni siano conseguenti e ci mettano le risorse. Per realizzare tutto questo, è necessario rimodulare il percorso formativo pre-lauream del medico, introducendo dopo la laurea un anno abilitante retribuito. Occorre, però, che nel frattempo si proceda alla stabilizzazione dei medici precari, finanziaria nazionale e tetti di spesa regionali permettendo. La politica si assuma le sue responsabilità affrontando queste temi in ottica globale e con visione di sistema”. Altrimenti “non si risolverà, anzi si aggraverà, il fenomeno della fuga dei giovani medici all’estero o nel privato”.

 

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