Gli indagati sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo per il decesso di un paziente morto suicida in una clinica del torinese nel dicembre del 2016

Il Tribunale di Torino ha condannato, rispettivamente a un anno e 4 mesi di reclusione e a sette mesi (con sospensione condizionale della pena), il direttore sanitario di una casa di cura dell’area metropolitana del capoluogo piemontese specializzata in neuropsichiatria e un anestesista in servizio presso la stessa struttura sanitaria, accusati entrambi di omicidio colposo in relazione al decesso di un paziente morto suicida nel dicembre del 2016.

L’uomo si era impiccato con la cintura di un accappatoio. Secondo quanto riportato da Repubblica era arrivato nella clinica privata dopo le dimissioni dall’ospedale San Giovanni Bosco, dove era stato ricoverato proprio perché aveva minacciato di togliersi la vita ingerendo un cocktail di farmaci. Le sue condizioni sembravano essere migliorate ma il giorno della morte aveva riferito agli infermieri di provare ansia e di non sentirsi bene. Era stato quindi visitato dal medico di guardia e sembrava essersi rasserenato ma, tornato in camera, l’ansia aveva nuovamente preso il sopravvento. Da lì la decisione del camice bianco di prescrivergli un farmaco, assunto il quale, il paziente era tornato in camera e si era addormentato.

Svegliato per la cena, aveva mangiato e poi si era messo a lavorare al computer ma, a distanza di circa tre quarti d’ora, aveva messo in pratica le sue intenzioni suicide.

Secondo il pubblico ministero titolare del fascicolo il responsabile della struttura non avrebbe organizzato l’assistenza del paziente in modo che gli venisse tolta la disponibilità di qualsiasi oggetto dalla stanza con cui potesse compiere atti autolesionistici; l’anestesista di guardia quella sera, invece, non avrebbe dato disposizione agli infermieri di monitorare il paziente con maggiore attenzione.

La difesa sostiene, invece, che gli indagati hanno agito secondo le regole e che non c’erano segnali di rischio effettivi in quanto l’uomo non aveva mai messo in pratica le intenzioni che più volte aveva manifestato solamente a parole.

Il Giudice, tuttavia, ha ritenuto di aderire alle tesi sostenute dalla pubblica accusa, disponendo, inoltre, il pagamento di una provvisionale di 390 mila euro in favore dei parenti della vittima.

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