Neonata morta per asfissia, condannata ostetrica che aveva ignorato segnali di sofferenza fetale

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Una ostetrica condannata a seguito del decesso di una neonata per asfissia perinatale: la Cassazione conferma: l’autonomia professionale e l’obbligo di allertare il medico prevalgono sulle carenze organizzative della struttura (Corte di Cassazione, quarta penale, sentenza 12 marzo 2026, n. 9579).

La distinzione tra colpa lieve e imperizia grave torna al centro del dibattito giurisprudenziale con la recente sentenza n. 9579/2026 (dep. 12 marzo 2026) della Quarta Sezione Penale della Cassazione. Gli Ermellini hanno dichiarato inammissibile il ricorso di un’ostetrica condannata per omicidio colposo a seguito del decesso di una neonata per asfissia perinatale.

La decisione offre spunti fondamentali sull’autonomia dell’ostetrica e sui limiti della causa di non punibilità prevista dalla Legge Gelli-Bianco.

Il caso: un tracciato “francamente patologico”

La vicenda trae origine dal mancato riconoscimento di segnali di sofferenza fetale durante un travaglio indotto. Nonostante il tracciato cardiotocografico mostrasse, dalle ore 20:37, decelerazioni ripetitive e…

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