Per i Giudici di Appello il ginecologo che seguiva la donna avrebbe compiuto un grave errore di valutazione ritenendo possibile un parto naturale dopo che la donna aveva già dato alla luce una bimba con taglio cesareo
Duecentoventiduemila euro alla mamma, 181mila euro al papà e 50mila euro alla sorellina. Più gli interessi e le spese legali. Ammonta a circa mezzo milione di euro il risarcimento che un ginecologo e l’Azienda sanitaria di appartenenza dovranno versare in solido alla famiglia di un neonato, morto nel maggio del 2009 per asfissia a poche ore dalla nascita presso l’Ospedale di Padova, dove era stato trasferito dall’Ospedale civile di Mestre nel disperato tentativo di salvargli la vita.
Il medico assieme a due ostetriche era finito a giudizio con l’accusa di omicidio colposo per aver ritardato troppo l’esecuzione del taglio cesareo. Ma il Tribunale di Venezia, in primo grado, aveva assolto nel 2013 gli imputati ritenendo che la decisione di effettuare il cesareo fosse stata presa quando la sofferenza fetale del bambino si era fatta evidente.
Nelle scorse ore la Corte d’Appello, su istanza promossa dai parenti della piccola vittima, ha ribaltato tale decisione e ha riconosciuto l’errore di valutazione del camice bianco, pur non disponendo sanzioni dal punto di vista penale, in virtù della sopraggiunta prescrizione del capo d’imputazione. Come riporta la Nuova di Venezia il ginecologo, secondo i Giudici di secondo grado, avrebbe sbagliato nel decidere di procedere con un parto naturale, nonostante la gestante avesse già dato alla luce una bambina con taglio cesareo.
“E’ stato spiegato dai periti e dai consulenti tecnici – si legge in sentenza – che la scienza medica concorda nel ritenere che la gravidanza successiva ad un parto con taglio cesareo presenta fattori di rischio maggiori rispetto alla gravidanza preceduta da un parto naturale e che dunque è necessario compiere una valutazione circa le modalità del parto, se ancora cesareo oppure naturale”. Sebbene la scienza riconosca la possibilità di un parto naturale dopo un parto cesareo, previa specifica valutazione di ammissibilità, il ginecologo, secondo la Corte, avrebbe sbagliato tale valutazione.
“Nel corso del travaglio – osservano i Giudici – si è verificata la rottura dell’utero, che è lo specifico rischio del parto naturale dopo un precedente cesareo. E proprio in corrispondenza delle precedente incisione” . Il medico, pertanto, pur avendo seguito la donna nelle ultime settimane di gravidanza, non avrebbe valutato correttamente i fattori di rischio, ritenendo il feto più leggero del peso reale, 4 kg contro i 4,67 kg effettivi; un errore superiore al margine del 10% ritenuto possibile, che poteva essere scongiurato con una maggiore perizia e che configura, per la Corte d’Appello, una colpa grave da cui discende la sentenza di condanna al risarcimento. Confermata invece l’assoluzione per le due ostetriche “non potendo a loro essere addebitata la carente organizzazione del reparto di ginecologia dell’Ospedale di Mestre”.
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