L’applicazione delle norme di sicurezza sul lavoro deve essere valutata rispetto alla diligenza e alla buona fede prescritte per l’adempimento della prestazione (Tribunale di Forlì, Sez. Lavoro, Sentenza n. 147/2021 del 22-06-2021)

La singolare vicenda, riguarda l’ostruzionismo del lavoratore, attraverso il cosiddetto sciopero alla rovescia, riguardo le norme di sicurezza sul lavoro.

Il Tribunale di Forlì, sottolinea che “La non collaborazione, l’ostruzionismo e il cosiddetto sciopero pignolo o alla rovescia, consistente nell’applicazione pedante e cavillosa di direttive e regolamenti, costituiscono condotte diverse dalla mera astensione dal lavoro e, quindi, non riconducibili alla nozione di sciopero, bensì da valutarsi nella prospettiva del corretto adempimento della prestazione effettivamente dovuta in base alla prescritta diligenza e buona fede: deve dunque ritenersi legittimo il licenziamento per giusta causa adottato nei confronti del lavoratore che rallenta la produzione per mettere in difficoltà il preposto dovendosi ritenere grave il fatto in quanto dimostra il pieno disinteresse del lavoratore per le ragioni dell’impresa.”

Il lavoratore viene licenziato a causa del provocato rallentamento della produzione posto in essere al solo scopo di boicottare il datore di lavoro.

E’ illegittimo lo sciopero alla rovescia e sussiste ipotesi di “scarso rendimento” quanto la prestazione lavorativa dura oltre il 50% rispetto alla media richiesta.

Il lavoratore in questione, con comportamenti ostruzionistici ripetuti e costanti, mascherati dall’ osservanza peregrina delle norme di sicurezza:, ha creato un danno al Datore di lavoro.

Segue il licenziamento per giusta causa.

Il Giudice del Lavoro rileva che non è riconducibile alla nozione di legittima astensione dal servizio lo sciopero alla rovescia, come l’applicazione cavillosa di direttive in materia di sicurezza, applicata dal lavoratore licenziato.

Difatti, l’applicazione delle direttive datoriali in materia dii sicurezza deve essere valutata rispetto alla diligenza e alla buona fede prescritte per l’adempimento della prestazione.

Si configura lo scarso rendimento del lavoratore, ipotesi che configura la giusta causa del licenziamento, quando la prestazione ha tempi più estesi del 50% rispetto a quelli in media impiegati per concludere le attività.

Lo sciopero pignolo che ritarda lo scarico delle merci dai camion e intasa l’attività dei magazzini è organizzato per boicottare il preposto alla sicurezza.

Rammenta il Tribunale, in linea generale, che lo scarso rendimento rileva in quanto il lavoratore-debitore rende una prestazione non utile per il datore-creditore in violazione di quanto stabilito dall’articolo 1174 c.c..

In tal caso il licenziamento può intervenire quando risulta provata un’evidente inosservanza dell’obbligo di diligente collaborazione dovuta dal dipendente, che non può non comprendere anche i tempi di produzione e lavoro.

Ed ancora, il licenziamento può intervenire quando si configura una sproporzione fra obiettivi programmati e risultati ottenuti nel periodo di riferimento.

Non coglie nel segno l’atteggiamento del lavoratore, a suo dire, ispirato al meticoloso rispetto dei protocolli di sicurezza: non è verosimile che sia questa la vera ragione dei rallentamenti perché la questione delle norme antinfortunistiche non risulta posta in alcuna precedente diffida o richiesta, individuale o collettiva.

Viceversa, è legittimo lo sciopero a singhiozzo, realizzato ad intervalli nella stessa unità di tempo, non lo sono altre iniziative che contraddicono il significato dell’astensione dal lavoro, che in quanto tale deve riguardare l’intero complesso delle mansioni da svolgere.

Conclusivamente, nonostante al lavoratore in questione non siano mai stati contestati precedenti addebiti disciplinari, in comportamento ostruzionistico è giudicato di gravità intollerabile per il disinteresse dimostrato nei confronti delle ragioni dell’impresa, costretta a riorganizzare i turni.

Avv. Emanuela Foligno

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