L’insegnante non ha dimostrato che la sospensione dal lavoro per mancanza di green pass abbia determinato una situazione tale di indigenza da impedirle di fare fronte ai bisogni della vita quotidiana, propri e dei familiari (Tribunale di Milano, Sez. lavoro, Sentenza n. 26276/2021 del 30/10/2021)

Anche il Tribunale di Milano, sulla scia delle coeve decisioni del Tribunale Amministrativo del Lazio, si pronuncia sulla legittimità della sospensione dal lavoro per mancanza di green pass.

Nella decisione a commento viene rigettato il ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. proposto dal lavoratore avverso il provvedimento del Datore di lavoro che ha sospeso il dipendente pubblico dal servizio dopo l’assenza ingiustificata di cinque giorni per mancata esibizione della certificazione verde.

Trattandosi di un ricorso d’urgenza, il Giudice del Lavoro, nel valutare gli elementi costitutivi dell’urgenza, ha ritenuto mancante il periculum in mora non essendo stato allegato, né tantomeno dimostrato, alcun pregiudizio grave ed irreparabile che potrebbe prodursi durante il tempo necessario per far valere il diritto in via ordinaria.

In definitiva, secondo il Tribunale, la sospensione dal servizio non è di per sé un danno e, dunque, il lavoratore doveva fornire la prova che la cessazione della erogazione dello stipendio gli avrebbe provocato uno stato di indigenza, ovvero una lesione della professionalità, né che il green pass gli avrebbe procurato un pregiudizio irreparabile in seguito.

Il Giudice non può adottare provvedimenti cautelari quando non risulta né allegato, né dimostrato, che la sospensione dal servizio decisa dal Datore di lavoro crei un pregiudizio grave e irreparabile al dipendente.

La vicenda processuale è stata azionata da una insegnante avverso il provvedimento adottato dalla Pubblica Amministrazione per inosservanza dell’arti. 9 ter del DL 52/2021, convertito dalla L 87/2021.

L’insegnante non ha dimostrato che la sospensione del lavoro abbia determinato una situazione tale di indigenza da impedirle di fare fronte ai bisogni della vita quotidiana, propri e dei familiari.

Non ha prodotto in giudizio alcuna documentazione atta a tale dimostrazione: attestato Isee, dichiarazioni dei redditi, buste paga ed eventuali impegni economici documentati (mutui, ecc.) .

Oltretutto, osserva il Giudice del Lavoro, l’obbligo di green pass è legato all’emergenza sanitaria e scadrà il 31 dicembre 202; ciò significa che il danno “irreparabile” sarebbe comunque parametrato alla perdita di tre mensilità di retribuzione.

Per tali ragioni non vi è neppure lesione irreversibile di un diritto di natura non patrimoniale, che non è in re ipsa per la sola sospensione dal servizio.

Quando si discorre si danno alla sfera professionale, quindi di danno non patrimoniale, bisogna allegare e dimostrare, ad esempio, la dequalificazione professionale, oppure il mancato avanzamento di carriera.

Ed infine, viene osservato che nel ricorso cautelare dell’insegnate non vi è traccia della denuncia di un danno che non potrebbe essere eventualmente ristorato anche in seguito se la lavoratrice decidesse di adempiere gli obblighi imposti dalla normativa per poter essere riammessa in servizio.

Il ricorso viene integralmente respinto e le spese di giudizio vengono compensate per la novità della questione esaminata.

Avv. Emanuela Foligno

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