Per ridurre le cause nella Sanità e contro la cosiddetta medicina difensiva, che ogni anno ha un costo di oltre 10 miliardi, il governo ha elaborato un proposta.
Ecco i punti principali: onere al paziente di provare l’avvenuto danno, e non più al medico di discolparsi dalle accuse; termini di prescrizione per l’azione risarcitoria ridotti da 10 a 5 anni, mentre il medico dipendente diventerebbe perseguibile solo per dolo e colpa grave e non anche lieve; rafforzamento del sistema che prevede l’obbligatorietà dell’assicurazione delle strutture ospedaliere; accertamento tecnico preventivo e conciliazione preventiva obbligatori.
La proposta è stata elaborata dalla Commissione Consultiva per le problematiche in materia di medicina difensiva e di responsabilità professionale, istituita dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin e che ha concluso i lavori il 30 luglio. Il dossier della commissione dovrebbe essere incluso nel testo unico di legge attualmente alla commissione Affari Sociali della Camera, e il provvedimento finale dovrebbe essere approvato insieme alla Legge di stabilità. Saranno inoltre introdotti limiti all’azione di rivalsa da parte della struttura sul medico e ”si introdurrà nell’ambito dei giudizi di risarcimento del danno derivante da malpractice, la previsione di un accertamento tecnico preventivo e di una conciliazione preventiva obbligatori”. In sintesi, il paziente che intenda fare causa ad un medico dovrà obbligatoriamente attivare un procedimento in contraddittorio per l’espletamento di una perizia e soltanto all’esito di tale procedimento (e se la perizia sancirà la colpa del medico) potrà proporre azione risarcitoria. Se l’accertamento tecnico preventivo non sancirà la colpa medica, il paziente non proporrà dunque alcuna azione legale.
Già oggetto di proposte di legge al Senato in due precedenti legislature (ma mai condotte in porto), la responsabilità medica è stata incardinata in Commissione XII di Montecitorio nel 2013.
 
È una proposta che tra l’altro non è piaciuta alle associazioni.
Questa è la reazione di Cittadinanzattiva: «Le proposte del ministero della Salute sulle modifiche della normativa sulla responsabilità medica tutelano i professionisti e dimenticano i cittadini. Dopo la stretta sulle prestazioni ora i cittadini dovrebbero subire anche quella sui loro diritti e tutele». È la denuncia di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato- Cittadinanzattiva che considera irricevibili le proposte del dicastero in materia anticipate in questi giorni. «Ci mobiliteremo. Non solo viene annunciata la volontà di ridurre i termini di prescrizione per l’azione risarcitoria da 10 anni a 5 anni ma, cosa ancor più grave, verrebbe invertito l’onere della prova che ora secondo il ministro dovrebbe ricadere sui cittadini e non più sul personale sanitario. Questo dimenticando che il cittadino è il soggetto più svantaggiato nell’accesso alle informazioni che lo riguardano».
«Basti pensare che la cartella clinica – aggiunge – è accessibile al cittadino dopo 30/60/90 giorni, in molti casi e’ incomprensibile o ancor più grave è incompleta rispetto a tutto ciò che accade veramente. La proposta per noi è quindi irricevibile, ed entro settembre presenteremo pubblicamente la nostra proposta e ci mobiliteremo a tutela dei diritti dei cittadini. Siamo disposti a fare passi in avanti per un bilanciamento tra il diritto sacrosanto dei cittadini alla riparazione del torto subito e la necessità di garantire maggiore serenità ai medici e a tutto il personale. Ma francamente la proposta del ministero è ben lontana dal reale e necessario bilanciamento che noi invece auspichiamo».
Alla ripresa dei lavori, a settembre, attendono anche il via libero definitivo le disposizioni sul Dopo di noi (relatrice Elena Carnevali, Pd), ora all’esame delle commissioni competenti. Dovrebbe poi essere incardinato un testo, su una proposta dei Cinquestelle, per la creazione di un registro nazionale tumori. Si riprenderà infine a lavorare sulla proposta di legge sullo spreco alimentare.
 

2 Commenti

  1. La riforma della materia pare ispirata a criteri d buon senso. Duole che le associazioni di categoria si oppongano, senza neanche argomentare il dissenso.

    • Carissimo Adele, come già scritto in un mio recente articolo, la proposta del PD a riguardo va bene per un buon 65%-70% ma certe tematiche vanno riviste chiaramente in senso costruttivo e con occhio alla giustizia e non quella di “categoria”.
      Ritornerò sull’argomento nei prossimi giorni proprio commentando la proposta parlamentare.

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