Per la Federazione dei medici il percorso formativo dovrebbe essere un unicum, dalla laurea alla specializzazione

Un percorso formativo unico e completo, che accompagni gli studenti senza soluzione di continuità dall’accesso alla specializzazione, passando attraverso la Laurea e l’abilitazione. È questo il progetto ambizioso del Comitato Centrale della Federazione nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

L’obiettivo – spiega il Presidente FNOMCeO, Filippo Anelli  – “è aprire l’imbuto formativo, quel collo di bottiglia tra il numero di laureati e i posti per la formazione post lauream, che oggi vede quindicimila giovani colleghi prigionieri per anni in un limbo di inoccupazione e sottoccupazione, in attesa di poter completare la formazione”.

Per la Federazione dei medici occorre, nell’immediato, raddoppiare ulteriormente il numero delle borse per la Medicina Generale e per le Scuole di specializzazione. E’ necessario, inoltre,  “tamponare l’emorragia di ‘borse perse’, dovute all’abbandono del percorso da parte dei vincitori”.

Tra le soluzioni ipotizzate  rientra la contrattualizzazione degli specializzandi dell’ultimo anno, che consentirebbe di liberare risorse, oltre a far fronte alla carenza di personale.

Ma non basta.  “E’ imprescindibile – sottolinea Anelli – una programmazione efficace per cui a ogni laurea corrisponda una borsa”. Ciò affinché tutti gli studenti che entrano nel percorso ne possano uscire specializzati.
A questo proposito, FNOMCeO auspica che anche il titolo di Medico di Medicina Generale, pur nella peculiarità del corso, sia equiparato a una specializzazione.

Per quanto riguarda l’accesso – prosegue Anelli –  i test d’ingresso dovrebbero essere più mirati alle materie di studio. Inoltre, dovrebbero essere calibrati su argomenti ai quali gli studenti si siano già approcciati durante gli ultimi anni delle superiori.

“Insieme al Miur – sottolinea il vertice della Federazione – abbiamo già attivato un percorso di orientamento professionale verso le facoltà di Medicina”. Si tratta di una sperimentazione in alcune scuole italiane che sta dando buoni risultati. “Questa potrebbe essere una via: consentire che i ragazzi possano prepararsi, sin dagli ultimi anni delle superiori, su un programma preciso, in modo da poterli poi valutare su ciò che hanno studiato, tenendo conto in questa valutazione anche dei crediti acquisiti in questo percorso”. Inserire queste materie sin dalle superiori permetterebbe inoltre agli studenti di mettere alla prova la propria vocazione e motivazione a studiare medicina.

“Chi accede alla facoltà deve essere ben consapevole di avere davanti a sé almeno dieci anni di studio, tra università e specializzazione. Ai giovani serve passione – conclude Anelli – serve motivazione, serve abnegazione: a noi, Medici, Istituzioni, Politica, il compito di dar loro sostegno”.

 

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