Le sigle sindacali aderenti al Patto per la Professione medica chiedono alle istituzioni di rivedere il testo del preaccordo sul CCNL dei medici dirigenti

“Porre rimedio il prima possibile agli errori e ai danni nascosti nel preaccordo sul CCNL dei medici dirigenti dello scorso 24 luglio”. E’ quanto chiedono alle istituzioni le sigle che aderiscono al Patto per la Professione Medica (CIMO, FESMED, ANPO-ASCOTI-FIALS Medici), prima che si proceda alla definitiva firma. Si tratta, infatti, secondo i sindacati, di  errori frutto della forzata e frettolosa conclusione della trattativa e della volontà di portare a casa un testo che penalizza i medici.

Emblematico in questo senso – sottolineano –  il fatto che, ad esempio, il preaccordo escluda i medici portatori di handicap dalle azioni di recupero lavorativo che sono invece garantite per tossicodipendenti e alcolisti, o che alcuni trattamenti economici siano penalizzanti o inapplicabili.

“A tre mesi da un preaccordo sul CCNL dei medici dipendenti da cui si sono dissociati, si conferma – dichiara Guido Quici, presidente del Patto per la Professione Medica – il danno di una forzata e frettolosa conclusione spinta da Aran e Regioni dopo mesi di “melina”, con conseguenze economiche e contraddizioni normative che non possono essere ignorate”.

“Non solo – prosegue – quella fretta era del tutto ingiustificata, in quanto le ventilate incognite legate alla sostituzione del vertice ARAN non potevano arrecare alcun danno, tanto che il nuovo Presidente Naddeo ha tranquillamente portato a termine la trattativa con la dirigenza delle Funzioni Centrali. Non solo quella fretta, fatta di più versioni del testo aggiornate di continuo in tre giorni, senza lasciare alcuno spazio reale ad una normale trattativa, si è configurata come un blitz prima che i medici dipendenti del SSN potessero accorgersi di quanto stava realmente accadendo. Ma non possiamo tacere che in quel testo appaiono non poche contraddizioni sulle quali, si spera, ci possa essere un ripensamento prima della definitiva firma del nuovo CCNL”.

Di seguito alcuni esempi concreti individuati dal Patto per la Professione Medica.

In tema di relazioni sindacali – evidenziano le Asociazioni aderenti – all’Organismo Paritetico è preclusa la partecipazione della Rappresentanza Sindacale Aziendale. In tema di tutela dei dirigenti in particolari condizioni psico-fisiche, poi, il nuovo accordo conferma le azioni finalizzate al recupero dei dirigenti tossicodipendenti o alcolisti ma disapplica l’art. 13 del vecchio CCNL 2004 che prevedeva analoghe tutele a favore dei dirigenti portatori di handicap. Per le assenze previste da particolari disposizioni di Legge, a proposito dei donatori di sangue, il pre-accordo, inoltre, fa riferimento ad una legge abrogata

E ancora, per la parte economica sembrerebbe che per i direttori, ex 2° livello, l’indennità di specificità medico – veterinaria si ridurrebbe da € 11.189 euro annui a € 8.476,34 a partire dal Gennaio 2019. L’interpretazione letterale della norma indurrebbe a ritenere che l’intenzione delle parti negoziali sia stata quella di portare l’indennità di specificità medica per tutti i dirigenti medici, prescindendo dalla loro storia personale, all’importo che attualmente è corrisposto ai sensi del comma 1 dell’articolo 36 del CCNL 2002-2005 (3 novembre 2005). Ma tale interpretazione non risulta possibile per un principio giuridico fondamentale secondo il quale i benefici fissati da una qualsiasi norma, sia essa di fonte legislativa che di fonte contrattuale, non possono essere revocati se sono attribuiti a titolo personale. Una tale norma è evidente che spalanca le porte al contenzioso.

Viene poi prevista una clausola di garanzia che indica un valore minimo annuo della retribuzione di posizione complessiva di 5.000 euro per i dirigenti con anzianità uguale o superiore a 5 anni, laddove lo stesso testo stabilisce una retribuzione minima di 5.500 euro lordi l’anno.

Secondo gli aderenti al Patto per la Professione Medica, deve essere inoltre corretto un elemento profondamente distorsivo per la serenità professionale di un medico: i vincoli nella scelta della tutela legale.

“È del tutto inammissibile – commenta Quici – limitare la possibilità di scegliere il proprio legale di fiducia se non previa autorizzazione dell’azienda e, in caso contrario, non riconoscerne le spese legali sostenute dal dirigente anche in caso di conclusione positiva del procedimento. Dovevamo aspettare 10 anni per ottenere, attraverso quel raffazzonato preaccordo, un atto vessatorio di simile portata?”

Per non parlare infine dell’orario di lavoro, la cui configurazione nel testo del 24 luglio scorso è contro la normativa europea in materia di riposi ai fini della tutela della salute psico-fisica del medico e della prevenzione del rischio clinico, rispetto al quale il Patto farà ricorso all’Unione Europea.

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