Non integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico, la falsa attestazione del pubblico dipendente circa la sua presenza in ufficio riportata nei cartellini marcatempo e nei fogli di presenza, in quanto si tratta di documenti soggetti a disciplina privatistica

La vicenda

La Corte d’Appello di Palermo aveva confermato la condanna, con sospensione condizionale della pena, a carico di un dipendente pubblico, accusato di tentata truffa ai danni dell’INPS e violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55 quinquies, nonché degli artt. 48 e 480 c.p., per aver falsamente attestato la propria presenza in servizio.

L’imputato ha proposto ricorso per cassazione denunciando, tra gli altri motivi, la violazione di legge in ordine alla sussistenza del reato di cui agli artt. 48 e 480 c.p., posto che la valutazione della corte d’appello era basata esclusivamente sull’acquisizione del foglio di presenza.

La Seconda Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 38278/2019) ha rigettato il ricorso perché inammissibile.

In premessa, i giudici della Suprema Corte hanno ribadito che – come statuito in un precedente arresto (n. 45696 del 2015)  – “il delitto di false attestazioni o certificazioni ex D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 55-quinquies, che si consuma con la mera realizzazione, da parte dei pubblici dipendenti, di un comportamento fraudolento consistente nell’irregolare utilizzo dei sistemi di rilevazione delle presenze, può concorrere con la truffa aggravata ex art. 640 c.p., comma 2, n. 1, quando la condotta fraudolenta, destinata a celare l’assenza dal lavoro, non poteva non provocare un danno economico apprezzabile all’Amministrazione”.

La pronuncia della Cassazione

La Cassazione ha dunque, confermato il giudizio di responsabilità a carico dell’imputo in ordine alla condotta fraudolenta, ha invece escluso, la configurabilità del reato di falso ideologico.

Sul punto, le Sezioni Unite hanno avuto modo di precisare che non integra il delitto di falso ideologico in atto pubblico la falsa attestazione del pubblico dipendente circa la sua presenza in ufficio riportata nei cartellini marcatempo e nei fogli di presenza, in quanto si tratta di documenti che hanno natura di mera attestazione del dipendente inerente al rapporto di lavoro, soggetto a disciplina privatistica, e che “in ciò esauriscono in via immediata i loro effetti, non involgendo affatto manifestazioni dichiarative, attestative o di volontà riferibili alla pubblica amministrazione” (Sez. U, n. 15983 del 11/04/2006).

La successiva giurisprudenza ha mantenuto fermo il rispetto di questo principio.

Del resto, poco dopo la sentenza delle Sezioni Unite, il D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, art. 69, comma 1, ha inserito nel D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 55-quinquies, rubricato “False attestazioni o certificazioni”, nel quale è dettata una specifica disciplina, anche penalistica, per la falsa attestazione della propria presenza in servizio da parte del lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione. Tale previsione conferma la soluzione giurisprudenziale della inapplicabilità della disciplina penalistica della falsità in atto pubblico con riferimento alle attestazioni di presenza in servizio.

Parimenti, è stata esclusa la configurabilità della fattispecie di falsità in certificazioni amministrative, contestata dai giudici del merito.

Le stesse Sezioni Unite, nell’escludere la configurabilità del reato di falso ideologico in atto pubblico con riferimento alla falsa attestazione del pubblico dipendente circa la sua presenza in ufficio riportata nei cartellini marcatempo e nei fogli di presenza, hanno pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, senza procedere ad alcuna riqualificazione giuridica del fatto in contestazione.

È stato perciò ribadito che le mendaci attestazioni in questione, sono destinate esclusivamente a controlli interni della Pubblica amministrazione, strettamente inerenti al rapporto di lavoro tra il dipendente e l’ente pubblico, e come tali non sono sussumibili nè nella fattispecie della falsità ideologica del pubblico ufficiale in atto pubblico, nè nella fattispecie della falsità ideologica in certificati o autorizzazioni amministrative (in tal senso anche Cass. Sez. 6 n. 52207 del 2018).

In definitiva, la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente al reato ascritto al delitto di falso ideologico perché il fatto non sussiste.

La redazione giuridica

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