Esaminato in Cassazione il ricorso di un automobilista sorpreso a circolare con una targa di prova falsa che, tuttavia, presentava la stessa sequenza alfanumerica di quella originale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1560/2020, la Cassazione si è pronunciata sull’impugnazione, da parte di un automobilista, dell’ordinanza con cui il Tribunale aveva rigettato l’istanza di riesame del decreto di convalida del sequestro probatorio di una targa di prova falsa. La misura era stata emessa dal PM ai sensi dell’art. 489 del codice penale in tema di uso di atto falso.

Nel ricorrere per cassazione, l’indagato evidenziava che la targa sequestrata, pur non presentando le caratteristiche dimensionali e costruttive previste dalla legge, riproduceva esattamente la sequenza alfanumerica della targa di prova originale. A suo avviso, quindi, non poteva dirsi configurato il delitto di uso di atto falso, che presuppone la modificazione dei dati identificativi dell’automobile oppure della creazione ex novo di una targa con sequenza alfanumerica inesistente.

La condotta ravvisabile sarebbe stata, piuttosto, quella prevista e sanzionata dal D.P.R. n. 474 del 2001, art. 2, che punisce chi circola su strada con un veicolo in prova, omettendo di esporre la targa prova, al più in concorso con l’art. 100/10 C.d.S., che vieta l’apposizione sui veicoli di iscrizioni, distintivi, o sigle che possano creare equivoco nella circolazione del veicolo.

La targa originale, peraltro, era detenuta all’interno dell’auto.

Essendo deteriorata, il ricorrente aveva deciso di sostituirla con una riportante i dati alfanumerici corretti ma senza aver intrapreso le pratiche per la sostituzione. In tal senso l’art. 102 del C.d.S. obbliga effettivamente l’automobilista a denunciare il deterioramento alle autorità, punendo i trasgressori con una sanzione amministrativa. Questo poteva dunque essere l’addebito ravvisabile nel comportamento dell’indagato.

Infine, l’automobilista deduceva la mancanza di offensività della condotta. Il provvedimento impugnato, infatti, aveva valorizzato solo la non perfetta corrispondenza tra le caratteristiche dimensionali e costruttive della targa in sequestro con quelle indicate nei regolamenti, senza considerare che la pacifica apposizione dei dati di identificazione del veicolo identici a quelli della targa originale, in alcun modo poteva ledere la fede pubblica, intesa come possibilità di risalire dal numero di targa al numero di immatricolazione e, quindi, al proprietario tramite un semplice accertamento alle banche dati delle autorità competenti.

La Suprema Corte, ha effettivamente ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte nel ricorso.

Per i Giudici Ermellini, infatti, non può che constatarsi come nella fattispecie concreta mancasse l’elemento oggettivo del delitto ipotizzato, in quanto lo stesso provvedimento impugnato dava atto che i dati identificativi della targa o placca adesiva di prova erano corrispondenti a quelli della targa originale, la cui legittimità sotto ogni profilo era stata accertata, ma che verosimilmente si era deteriorata ed era stata sostituita dal ricorrente con una diversa, tuttavia avente medesima sequenza alfanumerica.

Il Tribunale aveva ricavato la ritenuta falsità della targa in sequestro dalla mera irregolarità di fattezze della stessa e dalla mancata autorizzazione alla sua apposizione sul veicolo dell’indagato, opinando che la sua diversa forma fosse in grado di indurre in errore il pubblico e gli agenti accertatori e che in definitiva la sua applicazione integrasse l’uso di atto falso.

Ma dal Palazzaccio hanno sottolineato come si tratti di una pronuncia palesemente errata, poiché non rispettosa della lettera della norma incriminatrice, che si riferisce ad una falsificazione dei dati identificativi della targa, nella specie inesistente.

In conclusione, quindi, la Cassazione ha stabilito la non sussistenza del fatto-reato ipotizzato dal PM e convalidato dal Tribunale del riesame, annullando  senza rinvio la sentenza impugnata al pari del decreto di sequestro probatorio emesso dal magistrato inquirente.  

La redazione giuridica

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