La lesione della milza durante l’esecuzione di toracentesi non può essere considerata una complicanza prevedibile

Un uomo conviene in giudizio (Tribunale di Milano, sez. I, sentenza n. 766 del 28 gennaio 2020), il Medico e la struttura ospedaliera di Monza lamentando di avere subito danni alla salute a causa delle loro condotte negligenti, imprudenti o imperite nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie nel periodo di ricovero dal 2 al 28 agosto 2009.

L’uomo accedeva al pronto soccorso il giorno 2.8.2009 per un forte dolore a livello scapolare sinistro; veniva ricoverato nel reparto di chirurgia toracica con diagnosi di “imponente versamento pleurico sinistro”; il giorno successivo veniva sottoposto a toracentesi con posizionamento di drenaggio pleurico.

Il 6 agosto veniva sottoposto a nuova toracentesi Tac guidata nel corso della quale l’ago colpiva la milza e l’esame veniva sospeso.

Le condizioni del paziente si aggravavano e il 10 agosto, a seguito di nuova Tac, veniva accertata la rottura della milza con conseguente intervento di splenectomia.

I versamenti pleurici persistevano e veniva impostata terapia antibiotica il 18 agosto, fino alla dimissione del 28 agosto.

Dopo un mese il paziente veniva nuovamente ricoverato presso altra Struttura di Monza.

L’uomo sostiene la negligenza e l’imperizia dei sanitari nella complessiva gestione durante il periodo di ricovero e per verosimile difetto di tecnica della prima toracentesi, errato posizionamento del drenaggio, ritardo nella gestione dell’infezione, e, in particolare, con specifica indicazione di profili di inadempimento rispetto alla esecuzione della toracentesi TC guidata, sia quanto alla sua effettiva necessità , sia nella sua esecuzione imperita tanto da causare la irreparabile lesione della milza, con conseguente necessità della sua asportazione.

Sostiene, inoltre, che i sanitari acquisivano il necessario consenso all’intervento di toracentesi del 6.8.2009 e che nessuna informativa veniva fornita sulla sua esecuzione, sulle complicazioni possibili, sulla possibilità di un trattamento farmacologico alternativo che avrebbe potuto curare il versamento pleurico, come poi avvenuto presso la seconda Struttura, scelte per le quali avrebbe optato rifiutando la toracentesi.

Si costituisce in giudizio la Struttura rivendicando la correttezza dell’operato dei Medici sotto ogni profilo, diagnostico e terapeutico, in considerazione delle complessive condizioni del paziente e precisando che la rottura della milza rientra tra le più frequenti complicanze della toracentesi e che comunque è stata tempestivamente trattata.

Si costituisce in giudizio anche il Medico contestando ogni addebito di responsabilità nella gestione del paziente e in particolare anche nell’esecuzione della toracentesi, della cui necessità il paziente era stato correttamente informato, così come delle modalità di esecuzione, con raccomandazione di non muoversi e mantenere una respirazione regolare. Sostiene inoltre il Medico che al momento dell’inserimento dell’ago, si verificava una differente inspirazione del paziente che deviava l’ago e causava la lesione della milza, non imputabile dunque all’operatore.

La causa viene istruita attraverso l’esecuzione di CTU  Medico-legale, che viene pienamente condivisa dal Tribunale.

Nella CTU viene ripercorsa la vicenda clinica del paziente e i Consulenti così concludono:

– dopo l’esecuzione della prima toracentesi e il posizionamento di drenaggio pleurico, non vi era indicazione per l’esecuzione di una seconda toracentesi il 6.8.2009 sia perché era presente e funzionante il drenaggio pleurico precedentemente applicato sia per le caratteristiche del versamento (in fase di organizzazione) che avrebbe comunque impedito un apprezzabile deflusso di liquido e comunque “sia il quadro clinico sia il reperto radiologico non giustificavano il ricorso a nuova procedura di toracentesi”;

– quindi “appare del tutto inspiegabile la decisione di eseguire una toracentesi il 6 agosto quando era ancora in sede e funzionante il drenaggio pleurico”;

– non risulta raccolto alcun consenso del paziente all’intervento;

– “la lesione della milza si verificò a seguito della imperita ed imprudente manovra di toracentesi effettuata in data 06.8.2009”;

– “lo studio della documentazione sanitaria ha permesso altresì di rilevare come sia stata correttamente monitorata la evoluzione di tale lesione, mediante esami ematochimici e strumentali, che hanno permesso di trattare tempestivamente la conseguente rottura di milza resasi evidente in data 10.8.2009.”;

– le prestazioni fornite dai sanitari sono state ritenute imprudenti nella scelta di effettuare la seconda toracentesi e negligenti e imperite nella sua esecuzione”;  

– la lesione della milza si è verificata “esclusivamente per erronea introduzione dell’ago direttamente all’interno della milza (come rilevabile dalle immagini TAC) non potendosi quindi addebitare ad una complicanza “imprevista ed imprevedibile””;

– la gestione del paziente prima e dopo è stata ritenuta corretta e conforme alla buona pratica medica;

– “Il monitoraggio clinico, laboratoristico e strumentale permise infatti di rilevare la “rottura di milza” e di intervenire tempestivamente mediante intervento di splenectomia.”;

– la splenectomia si è resa necessaria a causa della rottura di milza ed è causalmente riconducibile alla lesione determinatasi a seguito della manovra di toracentesi per “infissione profonda dell’ago nel parenchima splenico”;

– “come dimostrato dalle immagini strumentali (TAC) allegate alla presente relazione l’evento è da addebitare esclusivamente ad errata manovra dell’operatore”.

Risulta accertato, quindi, che la lesione traumatica della milza è direttamente riconducibile alla toracentesi e che l’inserimento dell’ago per la sua esecuzione non è avvenuto secondo la miglior scienza medica e con la dovuta prudenza, diligenza e perizia, da parte del Medico e il successivo intervento di splenectomia si è reso inevitabilmente necessario per fronteggiare la lesione.

Inoltre, come posto ben in evidenza dai Consulenti, non vi erano ragioni per eseguire la seconda toracentesi.

Ne deriva la responsabilità della Struttura ai sensi dell’art. 1228 c.c.  anche nell’ipotesi di colpa dei sanitari di cui essa stessa necessariamente si avvale per svolgere la propria attività, non rilevando il rapporto struttura/medico.

Invece, riguardo la responsabilità del Medico, il Tribunale ritiene di poter confermare l’orientamento che riconduce il rapporto tra l’attore e il Medico convenuto nella previsione di cui all’art. 2043 c.c..

Per tale ragione, l’onere probatorio per il paziente, nei confronti del Medico, è più gravoso rispetto a quello che egli ha nei confronti della Struttura sanitaria.

Ad ogni modo, risulta che il paziente abbia pienamente assolto l’onere probatorio posto a suo carico in relazione agli elementi costitutivi della responsabilità sia dell’Ospedale, sia del Sanitario.

Difatti risultano dimostrati la non corretta indicazione ad effettuare una toracentesi non necessaria e la non corretta sua esecuzione per imperizia in fase di inserimento dell’ago, l’insorgenza di una lesione della milza evitabile con un corretto trattamento terapeutico, la conseguente necessità di eseguire la splenectomia e la sua riconducibilità alla erronea condotta professionale da cui è conseguito il danno ingiusto riportato dal paziente.

I postumi permanenti vengono quantificati nella misura del 12 % considerato “il maggiore danno derivante dall’accesso chirurgico laterale laparotomico sottocostale sinistro”.

Il risarcimento complessivo del danno non patrimoniale di tipo biologico viene liquidato in misura equitativa nella misura di euro 38.500,00.

Relativamente alla violazione del diritto di autodeterminazione, per la mancata acquisizione del consenso informato alla seconda toracentesi, il Tribunale evidenzia la mera fondatezza giuridica della doglianza.

Al riguardo viene ricordato che l’obbligo del consenso informato impone che il Medico fornisca al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente possibili riguardanti le terapie che intende praticare o l’intervento chirurgico che intende eseguire, con le relative modalità ed eventuali conseguenze.

Inoltre, tale obbligo costituisce legittimazione e fondamento del trattamento, atteso che, senza la preventiva acquisizione di tale consenso, l’intervento del Medico è, al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità, sicuramente illecito.

Tuttavia non è stato dimostrato, né allegato, quale pregiudizio di apprezzabile gravità (suscettibile di liquidazione in via equitativa) sia derivato al paziente dalla lesione del diritto all’autodeterminazione, diverso ed ulteriore rispetto alla perdita della milza, ossia alla lesione alla salute che già ha trovato ristoro.

In conclusione, in parziale accoglimento delle domande avanzate, i convenuti vengono condannati in solido al pagamento della somma di € 42.582,00, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, respinto il danno per lesione dell’autodeterminazione per mancanza di prova.

Avv. Emanuela Foligno

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