Pubblicati i dati del sistema di sorveglianza PASSI d’Argento; in Italia su 10 ultrasessantacinquenni con una diagnosi di tumore 2 soffrono di sintomi depressivi, 2 bevono troppo,1 continua a fumare, quasi la metà non si vaccina contro l’influenza

Sono poco meno di 2 milioni gli italiani con più di 65 anni che hanno ricevuto una diagnosi di tumore, di questi 2 su 10 dichiarano di essere in pessime condizioni fisiche e psicologiche. Lo rivela il sistema di sorveglianza PASSI d’Argento (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

I dati sono stati inseriti nel volume “I numeri del cancro in Italia 2019”, presentato ieri al Ministero della Salute e frutto della collaborazione tra AIOM, AIRTUM, Fondazione AIOM, ISS e SIAPEC-IAP, di cui si allega il comunicato.

L’indagine, condotta nel biennio 2016-17, ha raccolto informazioni su un campione, rappresentativo per genere ed età, di 22811 persone di 65 anni o più residenti in Italia, non istituzionalizzati, né ospedalizzati o residenti in strutture. 

Di questi 3019 hanno riferito di aver ricevuto una diagnosi di tumore, pari ad una prevalenza media annua nella popolazione generale di ultrasessantacinquenni del 12.8% che si stima coinvolga circa un milione e 729mila ultrasessantacinquenni, valori in linea con quanto emerge dalle stime di prevalenza dai dati dei registri tumori.

Il profilo di salute fisica e psicologica e la qualità di vita degli ultrasessantacinquenni con una diagnosi di tumore risulta decisamente compromesso rispetto al profilo di persone libere da cronicità e comunque peggiore anche rispetto a quanto emerge per persone affette da altre patologie croniche, diverse dal tumore (cardiopatie, ischemia cerebrale, malattie croniche respiratorie, diabete, insufficienza renale, malattie croniche del fegato).

Il 22% degli ultrasessantacinquenni che riferiscono una diagnosi di tumore dichiara di essere in pessime condizioni di salute.

Il 19% riferisce sintomi di depressione, il 16% dichiara che queste condizioni di salute, fisica e/o psicologica, hanno impedito loro di svolgere le normali attività quotidiane per oltre 2 settimane nel mese precedente l’intervista.

Anche le disabilità percettive legate a vista e udito, che condizionano fortemente le capacità di comunicazione delle persone anziane, peggiorando la loro qualità di vita e inducendo problematiche connesse all’isolamento, alla depressione e alle cadute, sono più frequenti fra gli ultra65enni con una diagnosi di tumore: il 12% ha un deficit visivo, non risolvibile con l’uso lenti, il 15% ha problemi legati all’udito non risolti o risolvibili con l’uso di apparecchi acustici.

E ancora, cadute e disabilità sono più frequenti fra gli over 65 con diagnosi di tumore: il 10% riferisce di essere caduto nel mese precedente l’intervista (rispetto al 6% fra persone libere da cronicità); il 20% è disabile (rispetto al 12%), ovvero non è più autonomo in una delle 6 attività fondamentali della vita quotidiana, come mangiare, vestirsi, lavarsi, spostarsi da una stanza all’altra, essere continenti, usare i servizi per fare i propri bisogni.

Un’analisi multivariata conferma questo peggior profilo di salute e qualità di vita delle persone con diagnosi di tumore.

A parità di genere, età, area di residenza, istruzione e condizioni economiche, le persone con tumore molto più delle persone libere da cronicità (è anche più di quanto si osservi fra persone con altre patologie croniche non tumorali) hanno un profilo di salute psico-fisica maggiormente compromesso.

Inoltre, “un dato preoccupante che emerge nel rapporto – dice Maria Masocco responsabile dei sistemi di sorveglianza PASSI e PASSI d’Argento, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità – riguarda anche gli stili di vita degli ultra 65enni che hanno avuto una diagnosi di tumore.  Mantengono, infatti, abitudini, quali fumo, abuso di alcol, sedentarietà o scarso consumo di frutta e verdura che rappresentano fattori di rischio per recidive tumorali o aggravanti della patologia stessa. Fra gli ultra 65enni che hanno avuto una diagnosi di tumore resta non trascurabile la quota di persone che si mantengono fumatori abituali (11%). Il 18% fa ancora un consumo di alcol rischioso per la salute (superando il limite indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli ultra 65enni di una unità alcolica al giorno) e il 40% dichiara di essere sedentario”.

Il consiglio medico per il contrasto ai comportamenti insalubri è una misura di provata efficacia, ma i dati dimostrano quanto sia strumento poco utilizzato, anche per le persone con diagnosi di tumore.

Fra gli intervistati ultrasessantacinquenni con diagnosi di tumore il 77% dei fumatori dichiara di aver ricevuto il consiglio dal medico o da un operatore sanitario  di smettere di fumare (e solo un fumatore su due senza cronicità riferisce di aver ricevuto questo consiglio); il 30% dichiara di aver ricevuto il consiglio di praticare attività fisica; il 12% di bere meno fra i consumatori di alcol a rischio.

Anche la copertura vaccinale contro l’influenza, che dovrebbe interessare tutti gli ultrasessantacinquenni e tutte le persone con tumore è lontana dalla soglia ottimale: complessivamente il 55% ha partecipato alla campagna vaccinale nei 12 mesi precedenti l’intervista, il 58% di chi riferisce una diagnosi di tumore, il 62% di chi riferisce altre patologie croniche non tumorali e il 45% dei liberi da cronicità.

Infine fra gli anziani con diagnosi di tumore è minore la partecipazione alla vita sociale e più difficile l’accesso ai servizi sociosanitari o di prima necessità. Condizioni, queste, che accrescono il rischio di isolamento, con le note implicazioni sul benessere psicologico e il declino cognitivo: solo il 17% ha preso parte a eventi sociali, come gite o soggiorni organizzati (contro il 28% fra le persone libere da cronicità) e ben 3 persone su 10 dichiarano di avere difficoltà a recarsi a fare la spesa o raggiungere i servizi sociosanitari, come lo studio del proprio medico, la ASL o i servizi del comune.

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