I medici avrebbero effettuato controlli preventivi su capi bufalini per evitare che gli allevamenti finissero in quarantena incorrendo così nella violazione della normativa sui controlli sanitari

Truffa, falso ideologico e violazione della normativa sui controlli sanitari. Queste le ipotesi di reato a carico di 12 persone, a conclusione di un’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

Tra loro sono stati raggiunti dal provvedimento di garanzia cinque veterinari dell’Asl di Caserta. Coinvolti nel caso anche i proprietari di due allevamenti bufalini della provincia campana: il primo ubicato a Gioia Sannitica, l’altro a Vairano Patenora.

Secondo gli inquirenti, i medici avrebbero prelevato campioni di sangue dai capi bufalini dei due allevamenti. Gli indagati avrebbero poi  effettuato in laboratori privati o nei propri uffici analisi ‘preventive’, ovvero realizzate prima di quelle ufficiali previste dalla profilassi di Stato.

L’obiettivo sarebbe stato  accertare se qualche capo fosse affetto da brucellosi al fine di macellarlo in anticipo; in tal modo avrebbero evitato, in seguito alle analisi ufficiali dell’Asl, che l’allevamento finisse tra quelli in quarantena.

Dalle analisi ordinate dalla Procura è emerso che almeno due capi erano affetti da brucellosi; ma gli allevatori, con la complicità dei veterinari, avevano nascosto alle autorità l’insorgere del focolaio, riuscendo a mantenere la qualifica sanitaria di “allevamento indenne”.

La condotta illecita avrebbe consentito agli imprenditori di continuare a vendere ai caseifici il latte necessario per la produzione di mozzarella dop e altri derivati; il tutto allo stesso prezzo dei colleghi i cui allevamenti erano effettivamente sani e ‘indenni’ dalla brucellosi.

Gli inquirenti hanno inoltre scoperto in un laboratorio di analisi, dove erano stati inviati i campioni ematici prelevati dai capi di uno degli allevamenti, oltre a un kit per diagnosticare la brucellosi, il cui acquisto e utilizzo è vietato nel nostro Paese. Il kit, secondo quanto emerso, era stato acquistato in Francia da un intermediario commerciale.

Ai medici, infine, viene contestata la truffa; avrebbero infatti inserito nei verbali redatti dopo i sopralluoghi presso le aziende i nominativi di colleghi non presenti; ciò allo scopo di far conseguire a questi ultimi le indennità di trasferta e i rimborsi chilometrici.

 

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