Per la Federazione dei medici i camici bianchi sono super-diffusori del virus Covid-19. Da qui la richiesta di ambulatori “a porte chiuse” e visite solo su appuntamento

“Noi medici siamo ‘super-diffusori’ del virus, perché lavoriamo a stretto contatto con i pazienti, molti dei quali resi fragili dall’età o da patologie preesistenti. Se statisticamente, per Covid-19, ogni persona infetta può contagiarne altre due, quando ad ammalarsi è un medico può infettare sino a dieci persone”. E’ l’allarme lanciato dal presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, ai Ministri della Salute, dell’Interno e della Giustizia, al Presidente della Conferenza delle Regioni e a tutti gli Assessori alla Salute, per invitarli a stabilire nuovi modelli organizzativi per gli studi medici.

“In Cina si è dimostrata efficace, per arginare l’epidemia, la strategia del contenimento dei super-diffusori: applichiamola anche in Italia – esorta Anelli – cominciando proprio dai medici. È assolutamente necessario, in primis, che tutti i professionisti, dagli ospedalieri ai medici di famiglia, a quelli della continuità assistenziale, del 118, dell’Inps, agli odontoiatri e agli specialisti ambulatoriali siano forniti degli adeguati Dispositivi di protezione individuale”.

Per il vertice della FNOMCeO occorre poi regolamentare l’accesso agli ambulatori dei medici di medicina generale, della continuità assistenziale, dei pediatri di libera scelta.

Accesso che va riservato solo ai casi indifferibili, organizzato su appuntamento, previo triage telefonico, e facendo entrare un paziente alla volta, accompagnato, se non autosufficiente, da una sola persona.

“Questo modello organizzativo – prosegue – adottato già da alcune Regioni, come la Puglia, e Province, come Reggio Emilia, va esteso su tutto il territorio nazionale, iniziando dalle zone più colpite dall’epidemia. Inoltre, vanno subito attivate le unità speciali per l’assistenza domiciliare dei malati che non necessitano ricovero, previste dal Decreto- Legge n°14 del 9 marzo scorso”. 

Nella sola provincia di Bergamo sono ad oggi cinquanta i medici infettati, uno dei quali è morto. L’Assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera ha affermato, una settimana fa, che il 12% dei contagiati erano operatori sanitari. La stessa FNOMCeO ha pagato un tributo altissimo, con la perdita di Roberto Stella, Responsabile Area Formazione. “Cosa stiamo aspettando? Di questo passo – conclude Anelli – non solo non ci saranno abbastanza medici per assistere tutti, ma gli stessi sanitari diventeranno, loro malgrado, veicolo d’infezione. Sono necessarie nuove misure che regolamentino l’attività dei medici negli ambulatori, per la tutela della salute dei professionisti e di tutta la popolazione”.

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