Un medico e un’ostetrica sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo in relazione al decesso di una donna di 32 anni, morta dopo aver partorito il quinto figlio nel febbraio del 2012

Un medico e un ostetrica in servizio nel 2012 in una clinica del salernitano sono stati condannati rispettivamente a diciotto e dodici mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per il decesso di una 32enne morta dopo aver partorito il quinto figlio. La sentenza è stata emessa dal giudice della Prima sezione del Tribunale Ordinario di Salerno.

In base a quanto ricostruito dalla Città di Salerno, nel febbraio di quasi nove anni fa la donna, insegnante d’aerobica, dopo aver dato alla luce il quintogenito con un parto cesareo, aveva iniziato a perdere sangue, a causa di un’atonia uterina, una problematica con cui già aveva avuto a che fare in occasione della nascita del primo figlio. Sua madre avrebbe segnalato ai medici vomito, pallore, brividi di freddo e altri sintomi, ma non vi sarebbe stato alcun intervento da parte del personale sanitario. Secondo il marito, peraltro, non vi sarebbe stato un monitoraggio attento.

Un’altra dottoressa, poi, avrebbe notato le lenzuola insanguinate, andando a svegliare il medico di guardia.

Quindi le sarebbe stata effettuata l’anestesia per l’isterectomia ma, nonostante l’intervento, la donna sarebbe andata in arresto cardiocircolatorio per 17 minuti. Trasferita d’urgenza all’ospedale Ruggi di Salerno, sarebbe morta a distanza di sette giorni.

La tragedia aveva portato all’apertura di un’inchiesta, sfociata nel rinvio a giudizio, oltre al medico di guardia, di due ginecologi e due ostetriche. Tre di loro sono stati assolti per non aver commesso il fatto. In due, invece, sono stati ritenuti responsabili del reato di omicidio colposo.

Il camice bianco, inoltre, è stato condannato a versare in favore del marito della vittima e dei cinque figli una provvisionale di 120 mila euro e un’altra di 20mila euro a beneficio della madre della giovane deceduta. Il tutto, in attesa che l’entità del risarcimento venga definita in sede civile.

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